Doom at Your Service | Recensione

Dopo aver sofferto per 16 puntate al solo scopo di poter fare la recensione, posso finalmente dirvi che Doom at Your Service è tutto fumo e niente arrosto e vi racconto il mio perché!

TRAMA

Tak Dong Kyung è un’editrice a cui viene diagnosticato un tumore incurabile, indecisa su come vivere i giorni che le rimangono, continua la sua routine quotidiana tra casa e lavoro. Un giorno, in preda alla tristezza e all’alcol, invoca la distruzione sul mondo, inconsapevole di aver richiamato l’attenzione del Dio della distruzione, Myeol Mang. Il Dio le si presenta alla porta con un’interessante offerta, un desiderio per lei, e in cambio lei dovrà desiderare la distruzione del mondo per lui. La donna accetta, nuovamente inconsapevole che il contratto prevede una clausola poco simpatica.

TUTTO FUMO…

Vuoi che il titolo è prodotto da Studio Dragon, vuoi che vede la reunion di Seo In Guk e Lee Soo Hyuk, vuoi che c’è la pucciosa Park Bo Young, vuoi che il fantasy-romance è il genere che tira di più tra il fandom, vuoi che la promo del drama se la sono giocata bene, vuoi che la premessa era interessante. Doom at Your Service è stato capace di gettare tanto fumo nei nostri occhi ancor prima di andare in onda.

E poi succede che finalmente in onda ci va, e le prime puntate sono anche belle, con quel pizzico di commedia e malinconia che promettono un bel hate-love sullo sfondo di un misterioso fantasy. E un triangolo d’amore che per una volta non affligge la coppia principale ma si concentra sul cast secondario. Tutto sembra andare per il verso giusto nelle prime quattro puntate, i dialoghi criptici a effetto sortiscono, per l’appunto, l’effetto di catturare l’interesse dello spettatore. I due protagonisti sprizzano chimica a schermo e la regia ci regala bellissimi scenari.

…NIENTE ARROSTO

Ma poi arriva la puntata 5, dove la trama si ferma e i dialoghi criptici incominciano a farti alzare un sopracciglio, alla puntata 6 le sopracciglia alzate sono due e io, che ho poca pazienza e il drop facile, ho già il dito sul grilletto. Ma per il bene del blog mi ostino a guardarlo, perché voglio farla la recensione, bella la vorrei farei! Ma il drama continua a non procedere, e quando lo fa è sempre la stessa solfa in loop. Dialoghi sempre più emotivi e criptici, la parte fantasy che si regge tutta su un contratto mal spiegato e mai approfondito, con un Dio (quello vero, non Doom) malato che gioca a fare il giardiniere e si esprime a metafore. E poi c’è la protagonista, che continua a cambiare idea, una più stupida dell’altra, su come tirarsi fuori da questo contratto. E poi c’è il protagonista, che chiamarlo scostante è dir poco, un giorno vuole distruggere il mondo e minaccia di rompere il contratto, bistrattando la nostra eroina. E due secondi dopo corre a salvarla, è l’amore della sua vita, l’ha conosciuta 50 giorni prima, il contratto dura 100. Fate vobis.

Dall’altra parte il triangolo d’amore non sta messo meglio, esattamente come la trama principale, il tutto si evolve in slow motion, o sarebbe meglio dire NON si evolve, e la dinamica del trio rimane pressoché invariata fino alla fine. La protagonista secondaria è una scrittrice che sa scrivere storie solo ed esclusivamente su uomini che ha in testa, inizialmente il primo amore vissuto 9 ANNI PRIMA, e successivamente un editore, conosciuto da poco ma con cui ha legami passati, poiché è amico del primo amore di lei. Quindi cliché, oltretutto svuotato di ogni cosa, non c’è evoluzione dei personaggi, e il tutto si trascina per 12 lunghi episodi, per poi avanzare un po’ nelle fasi finali del drama.

IL RISULTATO

Avete mai provato a mangiare l’arrosto senza arrosto? Ecco appunto. Il risultato è il nulla cosmico, ancor prima di raggiungere la famigerata decima puntata, che solitamente segna il “rallentamento” del drama, io non provavo più alcun interesse, né per la stupenda chimica dei due protagonisti, SPRECATA, né per l’affascinate triangolo d’amore, né per il destino della coppia e relativo contratto, per il Dio malato, per le belle visuali, per l’OST accattivante e infine per le romantiche e super EMO scene sulla spiaggia. Insomma, il copione è scritto talmente male che annienta tutto ciò che c’è, e poteva esserci, di buono nel drama.

TIRANDO LE SOMME

Doom at Your Service (DAYS), che doveva essere l’epic fantasy-romance dell’anno, si è rivelato essere un melodrama con un pizzico di fantasy che ha fallito completamente in entrambi i generi a causa di una trama vuota, raccontata tra loop e slow motion, e condita da dialoghi spocchiosi e tante scene emotive, forse nella speranza di distrarre lo spettatore dalle tante mancanze dello script.

Mi spiace per il cast, poiché la performance c’è, ma è evidente che hanno tentato di replicare il successo di Goblin fallendo miseramente a causa di un pessimo copione. O peggio, hanno aggiunto il fantasy solo per attrarre lo spettatore. Per me era un drop alla puntata 5, l’ho finito al solo scopo di poterlo recensire e devo dirvi che nel corso della visione il mio voto continuava a scendere sempre di più fino al 4/10. Un disastro!

Questo è il motivo per cui non bisogna mai fidarsi del mix di generi nei drama coreani. Mi era successa la stessa cosa con The Third Charm, iniziale commedia trasformata nel peggio melodrama di sempre. Ma anche con drama famosi come “While You Where Sleeping”, fantasy trasformato in romance-legal e potrei andare avanti per ore. Sinceramente non mi sento di consigliare DAYS a nessuno, nemmeno al fandom del melodrama in quanto c’è decisamente di meglio. Anzi, la visione di Doom at Your Service mi ha fatto rivalutare alcuni melodrama con cui ero stata troppo severa.

Laura

Da sempre appassionata di film e serie tv, nel 2012 viene casualmente catapultata nel mondo dei drama, meglio conosciuto come dramaland, qui il suo nuovo interesse cresce a dismisura portandola nel 2019 a fondare dailykdrama, per scrivere della sua passione e condividerla con il pubblico italiano.

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