Extracurricular | Recensione

In data 29 aprile 2020 Netflix ha rilasciato una nuova serie originale made in Corea: Extracurricular. Diretta da Kim Jim Min (Lawless Lawyer, The Liar and his lover, Pride and Prejudice) e composta da 10 episodi, sulla carta aveva tutti i presupposti per essere l’ennesimo teen drama a tinte forti, a cui il colosso dello streaming ci aveva già abituati con altre sue produzioni come, 13 piuttosto che Elite o Baby. La storia può sembrare apparentemente banale: in un liceo di Seul, le vite di quattro ragazzi problematici si incrociano, innescando tutta una serie di meccanismi, che li condurrà dentro una spirale di violenza da cui sarà difficile uscire. Fino qui niente di nuovo quindi, tranne per il fatto che già dopo pochi minuti dall’inizio del primo episodio, si intuisce che Extracurricular è molto di più rispetto al classico Kdrama a tema adolescenziale, ed è proprio questa sua diversità a renderlo attraente agli occhi dello spettatore.

In prima battuta conosciamo il protagonista Oh Ji Soo, bravo ragazzo, timidissimo, dai modi remissivi, la cui infanzia difficile (è stato abbandonato dai genitori) non gli ha impedito di diventare uno studente modello. La sua voglia di riscatto è forte, difatti focalizza tutte le sue energie sulla scuola, tralasciando però tutto il resto come amicizie e vita sociale. Conduce un esistenza tranquilla, priva di pecche o passi falsi, niente distrazioni che potrebbero indurlo a perdere il controllo sul suo unico vero obbiettivo: essere ammesso in una prestigiosa università. Peccato però che come dice lui stesso “ i sogni costano”, le rette universitarie sono carissime, come può quindi un ragazzo che vive da solo riuscire a mantenersi e a trovare i soldi per pagare gli studi? Fin dove si è disposti a spingersi per realizzare i propri sogni? Queste sono le due domande chiave, le cui risposte sono il fulcro dell’intera vicenda. Scopriamo infatti che Ji Soo in realtà ha due vite ben distinte, in una è l’emarginato, il secchione dal profilo basso, nell’altra invece è “Zio” un nome in codice che usa per gestire, tramite una App di incontri, una rete di prostituzione. Nessuno è a conoscenza di questa sua seconda identità, nemmeno il suo socio in affari Lee Wang Chul detto “Old Man”. Un vecchio uomo solitario, risoluto, abile nella lotta, il suo ruolo è quello di vegliare sulle ragazze e di intervenire nel caso qualcosa dovesse andare storto. Un attività organizzata e amministrata a regola d’arte, grazie alla freddezza di Ji Soo, che riesce a rimanere impassibile pur sapendo che alle sue dipendenze, lavora anche la minorenne nonché compagna di scuola Seo Min Hee. Frivola e superficiale, si prostituisce principalmente per riuscire a compiacere con regali costosi il suo fidanzato Kwak Ki Tae, il bullo del liceo.

Tutto sembra procedere senza intoppi, fino a quando Ji Soo entra a far parte di un Club la cui unica altra iscritta è la bella e popolare Bae Gyu Ri. Anche lei vive nella menzogna, costretta ad indossare dei panni che non le si addicono pur di compiacere i genitori, i quali hanno pianificato per filo e per segno il suo futuro da amministratore delegato dell’azienda da loro gestita. Erede designata dell’ impero di famiglia, deve apparire sempre perfetta e brillante, per incarnare alla perfezione il ruolo della brava ragazza. Si deduce che la maschera che le è stata cucita addosso le va stretta, il desiderio di evasione da questa condizione che schiaccia la sua personalità, le traspare dal volto. A tal proposito, di forte impatto visivo è il momento in cui, seduta a tavola con il padre e la madre immagina di ucciderli con dei colpi esplosi dai sui occhi iniettati di sangue; un immagine spiazzante, splatter e cruenta al punto giusto, che ci fa capire quanto odio provi verso di loro.

Con la sua sagacia, intuisce che l’imbranato Ji Soo non gliela racconta giusta sul modo in cui si procaccia il denaro per mantenersi, sospetta che abbia a che fare con qualche attività non del tutto legale, salvo poi scoprire, con nemmeno tanta difficoltà, che si tratta di prostituzione. Invece di rimanerne sconvolta, ne resta affascinata, tanto da voler entrare a far parte anche lei del giro d’affari, arrivando a proporre ad un non molto convinto Ji Soo di ampliare la rete di prostituzione, ingaggiando anche uomini. Lucida e spietata, sembra avere l’intera situazione sotto controllo, ma tutta la sua inesperienza verrà a galla quando, a causa di una serie di equivoci, lei e Ji Soo finiranno nelle grinfie di pericolosi criminali. Per colpa di scelte sbagliate, dettate dalla giovane età e talvolta dalla troppa presunzione, sono stati catapultati in un vortice che ha risucchiato dentro di se anche gli altri due ragazzi: Min Hee e Ki tae. Pur non volendolo, le loro vite sono destinate a legarsi insieme, creando tutta una serie di situazioni che li porterà dritti verso un epilogo inaspettato.

Queste sono le premesse da cui prende forma una storia, cupa, che tratta dei temi sociali importati quali la prostituzione minorile, il bullismo, l’emarginazione, e lo fa attraverso una chiave di lettura brutale. Una feroce critica alla società coreana, che impone ai propri giovani di essere sempre al top, senza considerare lo stress che deriva dall’essere perennemente sotto pressione. Una società che premia i migliori, ma lascia indietro i più deboli. I quattro protagonisti, se pur in maniera differente, rappresentano alla perfezione questo disagio giovanile, grazie anche alla bravura degli attori che li interpretano. La chimica è tangibile tra Kim Dong Hee e Park Joo Hyun, rispettivamente Ji Soo e Gyu Ri, che hanno saputo rendere giustizia a due personalità complicate e dalle mille sfaccettature, due poli opposti che inevitabilmente finiscono per attrarsi. In particolare una nota di merito va proprio a Dong Hee, visto nel recente Itaewon Class e nel famosissimo Sky Castle, che è riuscito nell’intento di farci entrate in empatia con il suo ji Soo, si resta dalla sua parte anche quando compie dei gesti moralmente discutibili.

Nam Yoon Soo è l’interprete di Ki Tae, il cattivo ragazzo del gruppo, atteggiamento da spaccone, trova piacere nel maltrattare i compagni, un bullo che conosce solo il linguaggio della sopraffazione. Yoon Soo, se pur alle prime armi, è riuscito a calarsi abbastanza bene nella parte del bad boy, anche se non ha convinto totalmente, è innegabile che ci sia del potenziale. Di tutt’altra pasta invece Jung Da Bin, la sua Min Hee ha avuto il vero character development della serie, partita in sordina si rivelerà decisiva per l’intreccio narrativo. La giovane età, non ha impedito all’attrice di entrate perfettamente dentro la parte della ragazzina tanto spregiudicata quanto fragile. Paterno e a tratti commovente, è il suo rapporto con “old man” interpretato da
uno straordinario Choi Min Soo, attore di innegabile talento con all’attivo svariate pellicole e Drama. Le sue scene di combattimento riescono a soddisfare anche i più incalliti fan degli action movie, ma riesce ad essere ugualmente intenso sia nelle parti drammatiche che in quelle d’azione. A lui va la medaglia per il miglior badass della storia.

Non si può non citare l’assurda combriccola di criminali, interpretati Lim Ki Hong e Lee Hyun Geol. Un plauso speciale a questi attori, che con la loro interpretazione comica al limite del grottesco, hanno saputo rendere simpatici degli spietati assassini. Dalla parte dei “buoni” troviamo infine il prof. Cho, l’insegnante amico degli studenti interpretato da Park Hyuk Kwon, e la poliziotta Lee Hae Kyung, cui volto viene prestato da Kim Yeo Jin, che con il suo intuito, è la prima a sospettare che Min Hee abbia a che fare con un giro di prostituzione illegale. Anche se ostacolata, cercherà in tutti i modi di scavare a fondo di questa torbida faccenda. Anche se uscire indenni da questa realtà marcia, che non risparmia nessuno, si rivelerà un impresa alquanto ardua per tutti i personaggi di questa produzione coreana innovativa, studiata per catturare l’attenzione di un pubblico internazionale, non necessariamente cultore di Kdrama. La serie, si diverte a rompere gli schemi standardizzati delle classiche storie di adolescenti, infatti qui i liceali usano un linguaggio sboccato, fumano e compiono delle attività extracurriculari non del tutto lecite. Consigliato a chi vuole farsi coinvolgere da una storia adrenalinica e iper violenta, che non risparmia scene sanguinolente e splatter, che strizzano l’occhio alle pellicole di Quentin Tarantino. Per stomaci forti.

Francesca

Laureata al Dams, amo il cinema, il teatro e sono una divoratrice seriale di film, serie TV e anime!! Sono entrata per caso nel magico mondo dei KDrama e non riesco più a uscirne!! La mia serata ideale? Divano, pop corn e Netflix!