First Look | Lo scontro fantascientifico tra Times, Sisyphus the Myth, e L.U.C.A.: The Beginning

Mese pieno per gli amanti del genere fantascientifico che possono scegliere tra tre diversi kdrama all’insegna del viaggio del tempo e della sperimentazione genetica. OCN, tvN e JTBC si sfidano dunque proponendo tre titoli dal genere simile ma nel complesso estremamente diversi, eccovi il mio parere personale sulle relative anteprime.

L.U.C.A.: THE BEGINNING

L’emittente tvN parte per prima proponendo dal 1° febbraio il drama L.U.C.A.: The Beginning, sulla carta un Mystery Sci-Fi, nella realtà un Crime-Action in salsa fantascientifica. Incentrato su un uomo che pare sia stato creato in un laboratorio a cui piace giocare con la genetica, dotato di poteri soprannaturali che in qualche modo hanno a che fare con l’elettricità, vivrà tutta la vita braccato dai suoi aguzzini, sfruttato per le sue abilità e temuto dal resto dell’umanità. Lo scopo della trama è quindi quello di stuzzicare lo spettatore con il tema della genetica, è giusto o sbagliato fare questi esperimenti? Chi è il cattivo, colui che crea un uomo dotato di super poteri per poi sfruttarlo, o l’individuo creato che li usa per difendersi dai suoi aguzzini?

Se il tema pare essere molto interessante, è purtroppo trattato con molta superficialità, come accennato sopra la trama si riduce ad un gruppo di persone, curate e potenziate dalla genetica, che danno la caccia a questo super uomo, tra tanti scontri violenti, pieni di azione e di effetti di computer grafica all’insegna dell’elettricità. A questo si aggiunge una trama crime molto debole, in cui una detective, che ha perso i genitori a causa del protagonista, rimane coinvolta in questa caccia all’uomo nella speranza di far luce su quanto accaduto in passato. Sebbene abbia apprezzato molto l’idea di un protagonista antieroe, la trama non mi ha convinto a pieno e nemmeno il cast mi hanno fatto venire la voglia di resistere per le poche puntate proposte (12), droppato dopo la quarta puntata, stanca anche di vedere la protagonista malmenata ogni due secondi per poi tornare in piedi come se niente fosse, dopo 400 commozioni cerebrali lo trovo abbastanza ridicolo.

SISYPHUS: THE MYTH

A seguire arriva JTBC che mercoledì 17 ci ha mostrato il suo time-travel / post-apocalittico Sysyphus: The Myth. La serie si apre con PARK SHIN HYE che piange, non ho ancora capito se lo hanno fatto apposta per prendere in giro il fandom o se era semplicemente previsto dalla trama. Comunque la nostra eroina deve lasciare il padre e partire per un viaggio pericoloso, entra così in un tunnel blu alla Stargate e si ritrova in giro per le strade di una Seul contemporanea con una grossa valigia nera. Qui facciamo la conoscenza del protagonista, già soprannominato dal fandom SongGyver, per la sua capacità di creare dal nulla oggetti salva-vita stile MacGyver. Si tratta di un genio-ingegnere osannato da tutti, non solo per la sua intelligenza ma anche per il suo fascino, e probabilmente per il portafoglio da milionario. Clichè? Un pochino ma essendo CHO (JO) SEUNG WOO gli perdoniamo tutto.

Il genio ribelle soffre in realtà del trauma (altro cliché) di aver perso il fratello in circostanze misteriose, quando un disastro aereo gli fornisce indizi che il fratello possa essere ancora vivo, si mette sulle sue tracce incappando in una misteriosa grossa valigia nera. I nostri due protagonisti si ritroveranno dunque, separatamente, ad essere braccati da una misteriosa organizzazione di man in black che si fa chiamare Control Bureau, e che si occupa di cacciare gli immigrati che provengono da un posto collocato più nel “quando” che nel “dove”. Chi aiuta questi immigrati a “passare il confine spazio-tempo”? Ovviamente un misterioso broker interpretato dal veterano SUNG DONG IL.

Diciamoci la verità, la prima del drama è stata abbastanza un misto fritto di generi e scopiazzature varie, si parte con l’action al limite del ridicolo, con il portellone di un aereo che si apre con una rotellina e 40 uomini armati che dovrebbero appartenere ad un’organizzazione super segreta, ma che non si preoccupano di dare troppo nell’occhio, e oltretutto NON riescono nemmeno a colpire due bersagli a distanza ravvicinata. Passando per un genere Sci-Fi abbozzato che richiama troppe altre trame già viste, toccando sia il viaggio nel tempo che lo scenario post-apocalittico. Condendo infine il tutto con tanti cliché, dal protagonista bello, ricco, e tormentato; fino alla nostra eroina, tosta e bella in ogni occasione, super addestrata in una missione di protezione, ma che non sa nemmeno come funziona un telefono o come si mangia una banana.

Nel complesso, se riuscite a sorvolare su tutte le stupidate messe in campo, rimane il fatto che la trama è abbastanza interessante da stimolare almeno la visione di altre due o tre puntate per capire dove vuole andare a parare. La premiere ha giocato molto sul fatto di mettere in campo molte domande a cui ora lo spettatore vuole dare risposta, se riuscirà però a farlo bene, nelle restanti 14 puntate, è tutto da vedere.

TIMES

A concludere questo ciclo fantascientifico ci pensa OCN con il drama “Times” iniziato il 20 febbraio. La serie vede Lee Seo Jin e Lee Joo Young alle prese con due linee temporali differenti in cui la sorte di Kim Yeong Cheol cambia completamente. In una è un presidente molto popolare al suo quarto mandato, nell’altra è stato assassinato durante la campagna elettorale del primo mandato.

Il concept offerto non è molto innovativo, la comunicazione telefonica che attraversa lo spazio-tempo è stata infatti già sfruttata in serie e film recenti, come Kairos e The Call; è inoltre impossibile per i fans del genere non fare il paragone con il drama Signal, divenuto ormai lo standard a cui ambire di questo genere. Nonostante queste difficili premesse la serie Times è riuscita comunque a mettere in campo una premiere che cattura l’attenzione dello spettatore, unendo al concept del time wrap “telefonico” anche quello di una realtà che viene distorta ancor prima che avvenga l’interferenza tra le linee temporali. Abbiamo quindi due protagonisti che non solo comunicano – via telefono – da due tempi differenti, ma che vivono anche in due realtà differenti.

Molto peculiare è stata l’introduzione di questa dinamica, con la protagonista che si addormenta brevemente e si risveglia con la vita stravolta da un evento che lei non ha mai vissuto – l’omicidio del padre – poiché nella sua realtà le cose erano andate diversamente. Il suo shock viene considerato un sintomo delirante a causa di un lutto mai superato e viene quindi mandata in terapia. Un anno più tardi riceve una telefonata dal protagonista, un giornalista che vive 5 anni indietro rispetto a lei, e soprattutto nella realtà che lei ricordava come “vera”, ove il padre non solo non è mai stato assassinato, ma era stato eletto presidente per 4 mandati.

A differenza di altri drama ove un evento modifica la linea temporale generando due realtà diverse, in Times succede l’esatto opposto, la protagonista si sveglia, per motivi a noi ignoti, nella realtà modificata, e grazie alle comunicazioni con una persona che vive nel passato cerca di ripristinare le cose come stavano. Metodo alquanto accattivante per riproporre una trama che a primo impatto sa di già visto. Il format da 12 episodi è sicuramente un punto a favore per invogliare lo spettatore a continuare la serie per vedere che piega prende.

Laura

Da sempre appassionata di film e serie tv, intorno al 2012 viene casualmente catapultata nel mondo dei drama, meglio conosciuto come dramaland, qui il suo nuovo interesse cresce a dismisura portandola nel 2019 a fondare dailykdrama, per scrivere della sua passione e condividerla con il pubblico italiano.

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