It’s Okay To Not Be Okay | Recensione

Il drama “It’s Okay To Not Be Okay”, conosciuto anche come “Psycho But It’s Okay”, è un romance-melodrama conclusosi da poco in Sud Corea sul canale di tvN e d’imminente arrivo su Netflix Italia, il 16 agosto. Nonostante il drama tratti temi molto seri come autismo e malattie mentali, la sceneggiatrice Jo Yong, già autrice di Jugglers del 2017, è riuscita a mischiare in modo sensazionale il genere melodrama con la commedia romantica.

Gli esperti del settore potrebbero ritenere poco realistica la rappresentazione di questi temi, ma a difesa del drama bisogna far notare che la serie non è un medical come voleva esserlo “Fix You”, ma un melodrama d’amore con risvolti che sfociano nella psiche umana. Nel complesso il drama offre momenti veramente drammatici ed emozionanti, ma la commedia romantica è sempre presente a renderci la visione più leggera. Vediamo insieme pregi e difetti di questo titolo che negli ultimi mesi è stato sulla bocca del fandom.

La storia si apre presentandoci sommariamente i due protagonisti principali, Moon Gang Tae, interpretato dall’attore Kim Soo Hyun, infermiere psichiatrico costretto a cambiare continuamente residenza e posto di lavoro a causa del fratello autistico Moon Sang Tae, interpretato dall’attore Oh Jung Se. E Ko Moon Young, autrice di fiabe per bambini dal carattere sociopatico, interpretata da Seo Ye Ji. I primi incontri tra i due non solo faranno scoppiare scintille, ma ci porteranno alla scoperta del loro passato, traumatico per entrambi, che è ovviamente intrecciato sin dall’infanzia, come da cliché che si rispetti. Nonostante la tipica connessione “ci conoscevamo già da bambini”, trama e regia riescono comunque a tenerci incollati allo schermo introducendoci la vita dei personaggi poco alla volta e mantenendo il passato avvolto nel mistero.

Pensiero personale: sono fermamente convinta che la scena qui sopra diventerà presto una parodia in altri drama

Come accennato sopra, a causa del fratello il nostro protagonista è costretto a trasferirsi nuovamente e grazie all’amica d’infanzia Nam Joo Ri, interpretata da Park Kyu Young, decide di tornare nella sua città natale seguito dal suo fidato amico Jo Jae Soo che per me è, e sempre sarà, il pizza boy, interpretato da Kang Gi Doong. Dato che la trama non può lasciare la protagonista indietro anche lei rientrerà nella città natale a causa di uno scandalo. E qui mi fermo in quanto la vera storia inizia a delinearsi una volta che il cast è riunito tutto nella stessa cittadina. Due puntate alla volta vivremo le gioie e i dolori dei nostri protagonisti e nel mentre scopriremo il loro passato, che andrà a giustificare la loro personalità attuale. Nel mentre saremo intrattenuti da molti personaggi secondari che sebbene facciano da riempitivo, lo fanno in modo superlativo.

Il “parco” personaggi è infatti uno degli aspetti più riusciti del drama, specialmente per quanto riguarda la coppia principale che si completa a vicenda. Moon Gang Tae è un giovane uomo dal comportamento remissivo, per anni ha dovuto rinunciare a tutto, sopprimendo le proprie emozioni per venire incontro alle molteplici necessità del fratello autistico. Ko Moon Young al contrario non percepisce le emozioni altrui, o per lo meno non se ne cura minimamente, questo la rende una vera bomba di cinismo e insensibilità, pronta ad esplodere ad ogni minimo capriccio. Il contrasto tra questi due “caratteri” finirà per mutare entrambi, tra momenti gioiosi e drammatici, i due inizieranno a “guarirsi a vicenda” fino a trovare l’amore, formando una nuova famiglia allargata. Si, perché dove c’è Gang-tae c’è ovviamente Sang-tae, la nostra protagonista dovrà infatti fare breccia anche nel cuore del fratello autistico, il quale è inizialmente fans sfegatato di lei per via delle fiabe di cui è appassionato, ma diventerà successivamente fonte di contrasto nel trio. Lo scontro tra una “personalità” autistica e una “sociopatica” darà vita a momenti veramente esilaranti accompagnati da momenti drammatici, sfociando in una convivenza pseudo-forzata.

Dire che il cast principale è stato ottimo nell’interpretare questo trio è riduttivo, Seo Ye Ji vince su tutti con la sua falsa elegante apparenza, l’autrice di fiabe per bambini è in realtà una strega manipolatrice che nasconde dolori molto profondi causati dalla sua famiglia. Al secondo posto troviamo Oh Jung Se con la sua interpretazione di Sang-tae, non so dirvi se la forma di autismo scelta esista veramente o meno, ma io l’ho trovata comunque favolosa. Afflitto da traumi passati, riuscirà a maturare grazie alle sue interazioni con il resto del cast, ove brilla un faccia a faccia con il fratello Gang-tae che porterà lo spettatore quasi in lacrime grazie alla performance di Kim Soo Yun. Nel complesso la relazione tra questi tre è una delle storie più belle che io abbia mai visto in dramaland e la chimica del trio è pazzesca, per non parlare della coppia quando si tratta di romance.

Il viaggio di questi tre peculiari personaggi è accompagnato da svariati ruoli secondari, alcuni dei quali strettamente legati al passato dei protagonisti. Dato che la famiglia di Ko Moon Young è distrutta e quello che ne rimane è ricoverato nella clinica psichiatrica ove lavora Moon Gang Tae, le uniche persone che le sono rimaste accanto sono il suo staff, composto dal direttore Lee Sang In, interpretato da Kim Joo Heon e dall’assistente Yoo Seung Jae, interpretata da Park Jin Joo. Sebbene non importantissimi ai fini della trama, sono due personaggi che rimangono fedeli alla nostra protagonista, e come lei, iniziano a conoscere e a sviluppare rapporti con il resto del cast, finendo per cambiare le dinamiche delle coppie.

Gang-tae è invece sempre accompagnato dal fedele amico Jo Jae Soo, interpretato da Kang Gi Doong, il quale lo segue e lo sostiene da anni aiutandolo anche con il fratello autistico, questo personaggio sarà purtroppo messo un po’ in disparte quando Gang-tae s’innamora di Moon-young, ma nel complesso rimarrà l’amico confidente e manterrà il suo spirito scherzoso. A loro si aggiungono l’infermiera Nam Joo Ri, interpretata da Park Kyu Young, da sempre segretamente innamorata di Gang-tae e sua madre Kang Soon Deok, interpretata dall’onnipresente Kim Mi Kyung. Anche in questo caso l’interpretazione del cast è ottima, ma tra tutti spicca l’attrice veterana Mi-kyung, la quale diventerà un po’ la mamma di tutti.

A fare da contorno alla storia principale troviamo il cast dell’ospedale psichiatrico con le loro vicende, tra cui emergono i casi di alcuni pazienti che ci faranno provare forti emozioni. Come accennato all’inizio il drama non vuole assolutamente essere un medical, le storie di questi pazienti ci raccontano i dolori e le sofferenze di certe malattie, l’amicizia e l’unione che si crea quando si combatte un nemico comune e infine la gioia della guarigione. Tutto il cast ha fatto un lavoro eccezionale nel rappresentare queste emozioni a schermo, tanto che anche in questo caso si può parlare di una famiglia allargata.

Tra tutti meritano una speciale menzione il direttore dell’ospedale Oh Ji Wang, interpretato dall’attore Kim Chang Wan. L’infermiera Park Haeng Ja, interpretata da un’altra attrice molto famosa Jang Young Nam, che con la sua gentilezza farà venire la pelle d’oca in più di una occasione insinuando qualche dubbio nello spettatore. E tre dei pazienti della clinica interpretati da Kim Ki Cheon, Jung Jae Kwang e Lee Eol, papà della protagonista.

Infine non si può non nominare il cervo/cerbiatto più noioso di dramaland, da me soprannominato Bambi, fidatevi, imparerete ad odiarlo 😂. Scherzi a parte, meritano una menzione speciale i piccoli attori che hanno interpretato la controparte giovanile dei protagonisti, l’attrice Kim Soo In e gli attori Moon Woo Jin e Lee Kyu Sung.

A condire il tutto abbiamo poi tanti piccoli elementi esteticamente molto piacevoli, sebbene la scenografia ruoti attorno a pochi edifici la regia riesce a sfruttarne il meglio, tra cui risaltano il giardino della casa di cura e la villa da brividi di Ko Moon Young, costruita in parte con ottimi effetti di computer grafica. Abbiamo poi alcuni paesaggi mozzafiato grazie a delle gite fuori porta e la super sfilata di fashion della protagonista che fa concorrenza alle ragazze di Search WWW ed a IU di Hotel Del Luna. Il guardaroba di Moon-young sembra essere infinito, i suoi abiti hanno tutti uno stile retro’ e sovente si abbiano alla perfezione con lo stato emotivo della scena girata.

I tanti riferimenti alla cultura coreana, alle favole disney, ma anche le stesse favole di Moon-young, libri realmente acquistabili, arricchiscono poi la trama di tante piccole chicche. La colonna sonora infine, tra cui primeggia il brano “In Silence” di Janett Suhh, chiude un drama quasi perfetto, scrivo quasi poiché purtroppo la serie pecca sul fronte innovazione, elemento che negli ultimi anni tengo sempre più in considerazione nel valutare un titolo a causa della miriade di remake e adattamenti che sembrano aver affossato l’inventiva degli autori. Non è questo il caso di Psycho But It’s Okay, ma lo è quello dei cliché, sebbene facciano da sempre parte dell’industria, è anche vero che siamo ormai nel 2020, e vedere autori che ancora ripiegano su trope degli anni ’90 fa storcere parecchio il naso, anche perché rendono la storia prevedibile a chi frequenta dramaland da tanti anni. La trama per quanto accattivante grazie al perfetto mix di generi, si basa infatti su tre famosi cliché, due dei quali facilmente deducibili già dal primo episodio, il legame d’infanzia e il passato traumatico che verrà ovviamente curato tramite l’amore. Il terzo, sebbene prevedibile, preferisco ometterlo per evitare spoiler.

In conclusione It’s Okay To Not Be Okay offre un’ottima combinazione di generi unita ad una storia peculiare nonostante poco innovativa sul fronte cliché. La trama punta molto sulle emozioni dei personaggi, i quali sono perfettamente riusciti grazie all’eccezionale performance del cast. Estetica e colonna sonora amplificano il tutto. Voto finale 9/10


Opinione personale: Non è un segreto che io abbia amato questo titolo, è la prima volta dopo tanti anni che sono triste che un drama finisca, nonostante i cliché prevedibili la serie è riuscita a mantenere un’alone di mistero fino alla fine, permettendoci di rimanere piacevolmente stupiti ad ogni rivelazione, nonostante in realtà si sapeva già che sarebbe andata così. La serie ha centrato in pieno il suo scopo, quello d’intrattenere e far provare emozioni forti, è uno di quei titoli che cambia umore nel giro di due secondi, un momento prima sorridi allo schermo e un momento dopo hai il cuore in pezzi.

Laura

Classe 1985 e da sempre appassionata di film e serie tv, intorno al 2012 viene casualmente catapultata nel mondo dei drama, meglio conosciuto come dramaland, qui il suo nuovo interesse cresce a dismisura portandola nel 2019 a fondare dailykdrama, per scrivere della sua passione e condividerla con il pubblico italiano.