La storia del serial killer di Hwaseong raccontata tra film e drama

E’ da un po’ che volevo scrivere un’articolo dedicato a tutti gli adattamenti televisivi basati sulla vera storia del serial killer di Hwaseong, e quale momento migliore per pubblicare quest’articolo se non adesso che il regista sudcoreano Bong Joon Ho ha vinto la Palma d’Oro al festival di Cannes 2019 con il film Parasite. Si, perché tra i vari titoli che vi andrò a presentare figura anche Memories of Murder, altro film capolavoro di Bong Joon Ho, prodotto nel 2003.

Ma procediamo con ordine, tra il 1986 ed il 1991 la cittadina sudcoreana di Hwaseong è stata terrorizzata da una serie di omicidi mai risolti, che ad oggi risultano non più perseguibili poiché è decaduto lo status di limitazione. Nello specifico tra il 15 settembre del 1986 ed il 13 aprile del 1991, nella cittadina rurale di Hwaseong, quattordici donne sono state ritrovate imbavagliate, stuprate e strangolate a morte, si dice che il colpevole usasse gli stessi indumenti delle vittime per strangolarle. Lo stesso modus operandi, usato per ogni delitto, ha portato le autorità locali a dedurre che si trovassero di fronte ad un serial killer. Il caso è divenuto famoso non solo in Sud Corea ma anche nel resto del mondo, e ancora oggi viene usato come “materiale didattico” per istruire futuri profilers, insieme ad altri casi di serial killer, tra cui quello dello zodiaco.

A partire dal 2003, in Sud Corea, sono stati prodotti diversi adattamenti televisivi, che raccontano in modo più o meno romanzato la storia di questo serial killer, ad oggi si contano due film (Memories of Murder, Confession of Murder) tre drama (Gap Dong, Signal, Tunnel) e svariate citazioni in drama e film investigativi che accennano al caso, come ad esempio in Partners for Justice (2018) e Criminal Minds (2017). In Giappone sono poi stati prodotti i remakes del film Memories of Murder e del drama Signal, di cui non vi parlerò nel dettaglio poiché non li ho ancora visti e sinceramente non penso che lo farò mai.


  • 2003 FILM
  • MEMORIES OF MURDER
  • REGIA di BONG JOON HO
  • CAST: SONG KANG HO, KIM SANG KYUNG, KIM ROE HA
  • MY STATUS: COMPLETED

Partiamo dal mio preferito, prodotto nel 2003 è la versione che io ritengo più realistica e cruda. Due detective del 1986 stanno indagando su due casi di omicidio e lo fanno usando metodi poco ortodossi, tipici di quel periodo. In loro aiuto arriva un detective da Seoul, e quando viene ritrovata la terza vittima, quest’ultimo capisce che sono di fronte ad un serial killer e la caccia all’uomo inizia. La cosa che più ho apprezzato è stato vedere come le indagini venivano svolte realmente all’epoca, i loro metodi violenti, privi di schemi e con tecnologie obsolete fanno capire il motivo per cui questi delitti non siano mai stati risolti. Parliamo di anni dove gli interrogatori avvenivano tramite pestaggio e le prove venivano spesso occultate o “create ad hoc” dagli stessi detective per chiudere il caso. Il cast ha fatto un lavoro eccelso nel rappresentare questa realtà, con due detective assolutamente incompetenti ed uno che invece rappresenta il futuro di quello che diverrà la polizia negli anni a venire. Nonostante il film sia basato sui primi casi di omicidio e quindi da spettatore sappiamo già come andrà a finire la storia vera, il film riesce comunque a trasmettere quella sensazione tipica dei thriller, si rimane con il fiato sospeso fino al grande finale, a mio avviso perfetto poiché, in pochi secondi, ci fa capire il dramma che si cela dietro questa vicenda, cioè la consapevolezza che il colpevole possa essere ancora a piede libero. Come già accennato il regista è il recente vincitore della Palma d’Oro, Bong Joon Ho, mentre nel cast principale figurano Song Kang Ho, Kim Sang Kyung e Kim Roe Ha. Visione consigliata? 10/10


  • 2012 FILM
  • CONFESSION OF MURDER
  • REGIA di JUNG BYUNG GIL
  • CAST: JUNG JAE YOUNG, PARK SHI HOO, JUNG HAE KYUN
  • MY STATUS: COMPLETED

Continuiamo con i film, nel 2012 è stato prodotto Confession of a Murder, che porta il regista Jung Byung Gil a vincere tre awards nelle premiazioni dell’anno dopo, miglior copione, miglior nuovo regista e regista debuttante. Io se devo essere sincera non sono proprio riuscita ad apprezzare questa versione, oltre ad essere fortemente romanzata, quindi totalmente infedele alla storia originale, presenta anche un cast che ho ritenuto totalmente inadatto per poter trasmettere quello che volevano farci credere. Scaduto lo status di limitazione per gli omicidi di Hwaseon, uno scrittore pubblica un romanzo ove descrive nei minimi dettagli tutti i delitti commessi, dichiarandosi quindi il colpevole che nessuno è mai riuscito a catturare. Questa dichiarazione scatena in una Seoul moderna il panico, tra familiari delle vittime che cercano di farsi vendetta e fans che difendono l’autore a spada tratta. Nel mentre, il detective che aveva lavorato al caso 15 anni prima si rimette ad indagare ed un nuovo killer inizia a mietere vittime. Sebbene l’idea di fondo è molto buona, poiché aggiunge alla storia originale un nuovo punto di vista: “cosa succederebbe se il killer uscisse allo scoperto? Come reagirebbe la società?”. Purtroppo però l’esecuzione di quest’idea a mio avviso è stata pessima, in primo luogo sbagliatissima la scelta del cast, sebbene Park Shi Hoo all’epoca del film avesse 34 anni, la sua “figura” sembra quella di un ventenne, quindi troppo giovane per farci credere che 15 anni prima fosse in giro ad ammazzare gente. So benissimo che l’età non dovrebbe contare ma a conti fatti il film lo guardi, mica lo ascolti, e lui a me sembrava più un “bimbominkia” che un serial killer che fa coming out. A questo si aggiunge una trama complicatissima ed intricata, piena di azione e colpi di scena che non ricalca per nulla né il genere thriller né la storia vera su cui dovrebbe essere basato il film. Visione consigliata? 1/10

  • 2014 DRAMA
  • GAP DONG
  • REGIA di JO SOO WON, SHIN YOG HWI
  • CAST: YOON SANG HYUN, LEE JOON, KIM MIN JUNG
  • MY STATUS: DROPPED

Passiamo alle serie tv, la prima prodotta risale al 2014 e s’intitola Gap Dong, ho cercato di guardarla non una ma ben due volte, ma non sono mai riuscita a finirla, anche in questo caso incolpo il cast e la pessima esecuzione, poiché l’idea di fondo non era affatto male. Come tutti i thriller che si rispettino, nuove vittime iniziano a sbucare uccise con lo stesso modus operandi dei delitti avvenuti 20 anni prima, e come tutti i kdrama che si rispettino, il cammino di tre personaggi s’intreccia nuovamente 20 anni dopo, una psichiatra all’epoca bambina nonché unica sopravvissuta, un ex monaco buddista ora detective, ed il sospettato conosciuto con il nome di Gap Dong. La storia di questi tre personaggi si sviluppa tra fatti che accadono nel presente e ricordi del passato, la teoria alla base del drama è che qualcuno stia emulando i delitti del passato, e che questo nuovo colpevole conosca i dettagli del caso poiché è entrato in contatto con il vero serial killer. Ma i primi episodi sono talmente pesanti e noiosi che uniti a due elementi del cast mono-espressivi mi hanno fatto desistere dal continuarne la visione. Non so quindi dirvi se il drama migliora o peggiora.

Ho iniziato la serie non solo perché volevo vedere tutte le versioni basate su questo caso, ma anche perché nel cast figurano Yoon Sang Hyun e Sung Dong Il, due dei miei attori preferiti che io ritengo eccellenti. Purtroppo a loro sono stati affiancati l’attore Lee Joon e l’attrice Kim Min Jung. Il primo lo considero mono-espressivo, ha sempre quest’aria da cane bastonato che mette una tristezza infinita e parlo dei suoi ruoli più recenti, all’epoca di Gap Dong era al suo secondo ruolo da protagonista, vi lascio immaginare cosa succede a dare in mano ad un debuttante un ruolo thriller di questo rilievo. La sua performance non reggeva minimamente quella della sua co-star Yoon Sang Hyun. Per quanto riguarda l’attrice invece, è risaputo che non sia una delle migliori in circolazione, ha ricevuto pesanti critiche anche per il suo ruolo in Man to Man del 2017 per poi riscattarsi con Mr. Sunshine. Anch’essa è poco espressiva e spesso sembra proprio di guardare un pesce lesso. Mi spiace parlare male di chi lavora sodo, ma purtroppo nei thriller ci va gente con i contro cazzi che ti fa sentire qualcosa. Lo psicopatico deve sembrare psicopatico, non soltanto un po’ triste e bipolare. Visione consigliata? 5/10

  • 2016 DRAMA
  • SIGNAL
  • REGIA di KIM WON SUK
  • CAST: LEE JE HOON, KIM HYE SOO, JO JIN WOONG
  • MY SATUS: COMPLETED

Ed eccoci finalmente alla perla delle perle, Signal prodotto nel 2016 è uno dei miei drama preferiti nonché miglior serie basata su questa storia vera. Il cast e la regia hanno fatto un ottimo lavoro, proponendo un livello qualitativo al pari delle serie tv americane, cosa rara nei drama sudcoreani che spesso e volentieri tendono molto più alla qualità “trash”, e lo dico da fan di dramaland. L’idea alla base di questa serie è fenomenale, due detective, uno del passato e uno del presente, riescono a comunicare tra loro grazie al segnale radio, dopo un iniziale smarrimento, i due scoprono che entrambi stanno investigando sulla stessa serie di delitti, e si aiutano a vicenda per fare in modo che il sospettato del passato venga catturato, cambiando così gli eventi nel presente. Alla loro indagine collabora anche una detective donna che ha una visione più completa della storia, poiché da ragazza lavorava insieme al detective del passato. L’intreccio di questi personaggi è ovviamente più complesso ma per evitare spoiler non posso accennarvi altro. Quello che posso dirvi è che la storia vi terrà incollati per tutte le 16 puntate, fornendovi un pezzo di puzzle alla volta che voi dovrete cercare di ricomporre, e sarà straziante farlo, poiché più l’affiatamento del team cresce e più ci si rende conto che il loro legame, che s’intreccia tra passato e presente, è proprio la causa del loro destino. Tolta la componente fantasy, nel complesso la storia viene rappresentata in modo realistico, nel passato gli omicidi avvengono esattamente come sono conosciuti nel presente, e le azioni compiute dai detective influenzano la linea temporale, portando ad un finale non scontato ma che diventa sempre più evidente man mano che la storia procede. Eccellente l’interpretazione del cast che vede tre protagonisti trasmettere il tipico affiatamento di un team che lavora allo stesso caso, nonostante uno di loro a conti fatti si trovi nel passato. A loro si affiancano personaggi secondari interpretati da un cast di tutto rispetto, tra cui spiccano Kim Won Hae, Jang Hyun Sung, Kim Ki Cheon Son Hyun Joo e Jung Hae Kyun. Tutti attori veterani con molta esperienza alle spalle, a dimostrazione che l’esperienza conta quando vuoi raccontare una storia complessa e dettagliata. Sebbene il drama sia basato sulla storia di un serial killer, non vi ritroverete di fronte ad un thriller vero e proprio ma più ad un mystery investigativo, il trio di detective è il vero protagonista di questa storia, mentre i delitti sono semplicemente il collante che tiene insieme tutta l’indagine. Visione consigliata? 10/10

  • 2017 DRAMA
  • TUNNEL
  • REGIA di NAM KI HOON, SHIN YONG HWI
  • CAST: CHOI JIN HYUK, YOON HYUN MIN, LEE YOO YOUNG
  • MY STATUS: COMPLETED

L’ultimo adattamento prodotto su questo caso è il drama Tunnel del 2017, che vede il ritorno di Choi Jin Hyuk sul piccolo schermo dopo il suo travagliato e brevissimo periodo di leva militare e relativa pausa dalla carriera. Ma torniamo a noi, anche in Tunnel ritroviamo la componente fantasy, in questo caso il time travel la fa da padrone portando il nostro detective, che sta indagando sui delitti di Hwaseong, dal passato al presente. Grazie ad uno scambio di identità, si ritrova a lavorare come detective anche nel presente e scopre che il colpevole a cui dava la caccia, non solo non è mai stato catturato, ma probabilmente ha viaggiato nel tempo insieme a lui. Inizia così una spietata caccia all’uomo con l’ultimo scopo di poter ritornare nella propria linea temporale e riabbracciare la famiglia. Anche in questo caso i delitti di Hwaseong non sono il tema principale ma il movente che regge la storia, i delitti ci sono, presentano le stesse dinamiche ormai note, ma il vero protagonista è la caccia tra questo detective del passato ed il sospettato. Sebbene la trama sia molto avvincente è purtroppo anche abbastanza prevedibile, almeno per quanto riguarda l’identità del sospettato. Formulerete invece diverse ipotesi sul viaggio del tempo e relative conseguenze sui personaggi coinvolti. Il cast è ottimo con Choi Jin Hyuk e Yoon Hyun Min che offrono uno di quei “bromance” che non riuscirete a scordare, dimenticabile invece è il ruolo interpretato da
Lee Yoo Young. Ho anche apprezzato molto la componente “comedy” causata dal legame tra i personaggi. Al detective del passato viene affiancato un partner che all’epoca era un ragazzino, ed un capo di polizia che all’epoca era una semplice recluta. Se sapete un minimo come funziona la cultura sudcoreana, capirete anche voi che ci saranno situazioni esilaranti in cui il detective del passato si rivolgerà a tutti in modo molto informale, causando stupore ed ilarità generale. Nel complesso il drama presenta una qualità medio-alta con delle puntate più eclatanti ed alcune più riempitive, sebbene rimanga uno dei migliori adattamenti, insieme a Signal, non riesce però a reggere il confronto. Visione consigliata 8/10

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