Mouse | Recensione

“E se potessimo identificare gli psicopatici in anticipo?” Questa è la domanda a cui Mouse cerca di rispondere, drama crime-thriller scritto da Choi Ran, autrice che ama tenere lo spettatore incollato allo schermo con trame avvincenti e imprevedibili. Avendo amato i suoi precedenti lavori ero molto entusiasta dell’arrivo di questo nuovo titolo e le mie aspettative erano molto alte. Scoprite nella mia recensione com’è andata a finire!

Trama

Ko Moo Chi (Lee Hee Joon) è un detective convinto che i singoli casi di omicidio che stanno terrorizzando la nazione siano in realtà opera di un serial killer. Quando un agente carcerario viene trovato in fin di vita, il detective dovrà collaborare con il poliziotto di quartiere Jung Ba Reum (Lee Seung Gi), amico della vittima nonché unico testimone di quella che potrebbe essere più di una semplice aggressione. L’indagine dei due li condurrà diritti nella tela del serial killer dove niente è come sembra.

Produzione

Dopo i primi due avvincenti episodi dall’atmosfera molto oscura, la trama di Mouse inizia a mutare sempre più tanto da cambiare completamente volto. L’iniziale mistero sul serial killer noto come Head Hunter, che sta terrorizzando la Sud Corea sullo sfondo di una ricerca genetica in grado d’individuare i killer psicopatici già dal feto della madre, viene sostituto da un nuovo serial killer che opera 20 anni più tardi, apparentemente figlio del noto serial killer sopra citato e portatore di tale gene.

Mentre lo spettatore cerca di capire chi tra i protagonisti porta questo spaventoso gene, Mouse continua a buttare carne sul fuoco schierando in campo: molteplici serial killer, una ventina di casi di omicidio, rapimenti, inchieste televisive, connessioni d’infanzia, traumi passati, profiling genetico, esperimenti di dubbia serietà medica, cambi di personalità, e tanto altro. Il tutto si mischia in un intreccio di trame e sotto trame che nell’insieme trasmettono una sensazione d’irrealismo e mancanza di logica.

A malincuore devo ammettere che l’autrice Choi Ran ha fatto il passo più lungo della gamba. Esattamente come accaduto a Kim Eun Sook con il drama The King Eternal Monarch, Mouse è stato riempito di troppi elementi a cui si aggiunge una narrazione molto pasticciata che non fa altro che peggiorare la situazione. Giocando di taglia e incolla, il punto di vista di alcuni personaggi viene completamente omesso per distorcere la realtà della storia e nel complesso si assiste a un vero e proprio abuso di flashback e falsi cliffhanger.

Sorprendere e intrattenere lo spettatore è una cosa, confonderlo e depistarlo di proposito, per far sembrare che la trama è più intelligente di quello che è, è una presa in giro. Specie quando non ti prendi nemmeno la briga di rendere quei due elementi “medici” realistici.

A dimostrazione di quanto detto troviamo lo speciale “Mouse: The Predator” che offre un riassunto di quanto accaduto fino alla puntata 9, raccontato però in modo lineare e includendo anche il punto di vista del serial killer, omesso in precedenza. Mostrandoci apertamente tutte le scene tagliate si nota palesemente come la storia vista fino a quel punto fosse completamente distorta.

Il drama non è però tutto da buttare, riprese, scenografia, costumi, e musica sono ottime. E anche sul fronte copione, sebbene la regia investa molto del tempo a schermo per nascondere la vera trama di Mouse, questa rimane comunque palpabile, gli spettatori più attenti sapranno individuare la vera trama all’interno delle tante bugie che ci vengono raccontate lungo la strada. Quelli invece più distratti potranno comunque trovare soddisfacente conclusione in quanto il puzzle viene, prima o poi, ricomposto. Nel complesso, ripulita dalla pasticciata narrazione, la trama di Mouse rimane un discreto crime-thriller.

Personaggi & interpretazione

A salvarci dalla pasticciata storytelling ci pensa l’interpretazione del cast unito al divertimento di dire: “va bé, il cervello ormai l’ho buttato dalla finestra, fammi vedere come va a finire!”. Ottimi i due protagonisti maschili, Lee Hee Joon nel ruolo di Ko Moo Chi, un detective disilluso che vive per vendicarsi di un serial killer e Lee Seung Gi nel ruolo di un poliziotto di quartiere che sarà trascinato in un turbine di oscurità dopo aver visto da vicino l’opera di uno psicopatico. Ottime anche le interpretazioni femminili con Park Joo Hyun nel ruolo di Oh Bong Yi, una ragazza dal passato traumatico che sarà coinvolta più e più volte nei casi dei due detective insieme a Choi Hong Joo, una giornalista televisiva d’inchiesta interpretata da Kyung Soo Jin.

Il detective Ko Moo Chi è il vero protagonista nella prima parte del drama, straziato dalla perdita della famiglia agisce d’impulso, quasi a voler violare le procedure di proposito per farsi arrestare e finire in un faccia a faccia con Head Hunter. Molto bella l’interpretazione dell’attore Lee Hee Joon, tant’è che era candidato ai Baeksang Art Awards nella categoria miglior attore. La sua caccia alla vendetta trova però un freno nel momento in cui il personaggio di Lee Seung Gi prende il sopravvento nella seconda parte del drama. Ottimo il dualismo messo in campo dall’attore che si trasforma da ingenuo poliziotto a capace detective.

Non avrei dato un centesimo al personaggio stereotipato di Oh Bong Yi e invece nel corso della trama diventa una donna forte e intelligente. Da vittima si trasforma quasi in carnefice, cede al pregiudizio e alla sua idea di giustizia: “occhio per occhio, dente per dente”, ma poi si redime cercando la verità e aiutando a fare giustizia attraverso canoni più consoni. Il personaggio meno riuscito è, a mio avviso, quello di Choi Hong Joo. Inizialmente giornalista d’inchiesta che gioca a fare la detective per portare i vari casi criminali nella sua trasmissione tv, sarà successivamente coinvolta direttamente nel caso principale e, continuerà a giocare a fare la detective per perpetrare giustizia a modo suo.

In conclusione, a fronte di due personaggi maschili molto accattivanti troviamo due personaggi femminili stereotipati che ci mettono un po’ a prendere forma e senso. Tutti i personaggi sono inoltre conditi dai tipici cliché di dramaland: passato traumatico, ci conoscevamo già da piccoli, e infine il gironzolare da soli nelle più disparate pericolose situazioni.

Menzione speciale al piccolo attore Kim Kang Hoon, controparte giovanile del protagonista, che ruolo dopo ruolo sta dimostrando di essere sulla giusta strada, è finalmente giunto il tempo di vederlo nel suo primo ruolo da protagonista nell’imminente Racket Boys, dove recita tra l’altro insieme a Tang Jun Sang, protagonista della recente serie originale di Netflix Move To Heaven.

Ma la morale qual è?

“Dunque è morto provando pena e angoscia in pentimento per quello che ha fatto. Dio lo stava punendo? O l’ha salvato?

I temi toccati nel drama sono molteplici e hanno tutti a che fare con il classico scontro tra bene e male. La giustizia va percorsa per vie legali o è giusto il detto “occhio per occhio, dente per dente”? Dio, con le sue privazioni e concessioni ci sta salvando o punendo? L’aborto di un feto che diventerà uno psicopatico è giusto o sbagliato? Il processo mediatico, che porta pregiudizio nella società e detta sentenze ancor prima di arrivare in tribunale, può mietere più vittime di un serial killer? Tante le domande messe in campo da “Mouse” e purtroppo zero sono le risposte. Ogni concetto si chiude con due lati della medaglia, a seconda del punto di vista da cui guardi la storia potrebbe essere giusta una o l’altra faccia. Forse è questa la risposta, non c’è una vera risposta. Se avete visionato il drama fatemi sapere la vostra!

Ricapitolando

Mouse è un crime thriller ben recitato che schiera in campo una caccia al serial killer sullo sfondo di morale e genetica, ma che nel complesso non si dimostrata all’altezza dei precedenti copioni di Choi Ran, l’autrice non è infatti riuscita a replicare l’equilibrato mix di fantasia, crimine, e mistero visti sia in God’s Gift: 14 Days del 2014 sia in Black del 2017. Evidentemente la componente medica invece del fantasy le ha dato alla testa, o in questo caso sarebbe meglio dire al “cervello”. Questo equilibrio è ulteriormente destabilizzato da una pessima esecuzione che nasconde la vera natura della trama, allo scopo di raccontarne una versione falsa e distorta per stupire lo spettatore con molteplici colpi di scena. Il lungo formato e la frammentata messa in onda non hanno aiutato, rendendo la visione trascinata. Tanto intrattenimento e divertimento, ma anche tanta frustrazione! Voto finale 7.5

Laura

Da sempre appassionata di film e serie tv, nel 2012 viene casualmente catapultata nel mondo dei drama, meglio conosciuto come dramaland, qui il suo nuovo interesse cresce a dismisura portandola nel 2019 a fondare dailykdrama, per scrivere della sua passione e condividerla con il pubblico italiano.

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