Move To Heaven | Recensione

Dopo l’horror di successo Sweet Home, pubblicato a fine 2020, è lo slice of life Move to Heaven ad aprire l’anno 2021 alle tante serie originali coreane in arrivo! Drama ordinato da Netflix, proprio nel periodo in cui era impegnata a stringere accordi con le più importanti società d’intrattenimento coreano, che si colloca tranquillamente tra le serie originali migliori presenti attualmente a catalogo! A comprova che Netflix se la cava proprio bene a “finanziare” serie originali da tutto il mondo!

Slice of life dal tema peculiare, Move to Heaven ci accompagna in un turbine di emozioni per un totale di 10 puntate. Dopo lo sfondo medical in Hospital Playlist, la vita di prigione in Prison Playbook, e uno spaccato di vita sulle forze di polizia in Live, è il turno di trauma cleaners (pulitori di trauma) di raccontarci la loro storia di vita!

La serie è infatti basata sul realistico saggio “Things Left Behind” (cose lasciate indietro) scritto da Kim Sae Byul, professionista di tale mestiere. Il lavoro di adattamento della sceneggiatura è stato affidato a Yoon Ji Ryun, che in passato aveva curato l’adattamento di Boys Over Flower, drama d’altri tempi.

Trama

Han Geu Roo è un ragazzo con la Sindrome di Asperger (forma di autismo già protagonista in Atypical di Netflix) che lavora con il padre Han Jung Woo nell’azienda di famiglia “Move to Heaven”. La società si occupa di ripulire e ricollocare tutto ciò che è stato lasciato indietro da un defunto, a prescindere dalle circostanze della morte.

Come si evince dalla traduzione del titolo “trasferirsi in paradiso”, padre e figlio non offrono un semplice servizio di pulizia e sgombero. Violando privacy e normali canoni di professionalità, pecca che gli concediamo per reggere la storia, i due cercano di ricostruire l’ultimo messaggio del dipartito per dare conforto a parenti e amici più prossimi.

Quando il padre del ragazzo muore, nella sua vita si presenta, come tutore, lo zio scapestrato, ex carcerato e lottatore stile Fight Club. I due dovranno conoscersi a vicenda mentre continuano l’impresa di famiglia, tra elaborazione del lutto e segreti di famiglia.

Ogni puntata si occupa di un caso diverso che tocca importanti temi della società attuale, anziani abbandonati a se stessi, violenza sulle donne, suicidi, emarginati, e tanto altro. I singoli casi fanno da sfondo al processo evolutivo dei due protagonisti. Han Geu Roo, con le sue abilità e limiti dettati dall’autismo fatica a elaborare il lutto del padre e si butta a capofitto nell’attività di famiglia, mentre lo zio, apparentemente menefreghista e arrivista, nasconde una straziante storia di abbandono e un traumatico evento di allievo mentore avvenuto nel mondo del pugilato.

Caso dopo caso lo zio inizia a mutare comportamento arrivando a sentirsi soddisfatto per il lavoro che svolge e a provare affetto per il nipote. Così come il ragazzo inizia ad accettare lo zio come membro della famiglia, fino a superare il lutto nelle fasi finali del drama. A fare da contorno alla vicenda, portando anche un po’ di simpatia, troviamo Yoo Na Moo, amica d’infanzia e vicina di casa di Han Geu Roo, che mette in stand by la sua vita per aiutare il ragazzo, che da sempre ama segretamente, in questo delicato periodo.

Sebbene la storia si conclude in modo molto soddisfacente, ci sono alcuni elementi, tra cui la scena finale, che richiamano a una potenziale continuazione. Per capirci, il classico finale aperto alla coreana. I temi che potrebbero comporre l’eventuale seguito sono: l’interesse amoroso di entrambi i protagonisti e la misteriosa donna che gestiva gli incontri di lotta clandestini. Ma si tratta di pura speculazione dettata da alcune componenti narrative che, a mio avviso, sono stare poco approfondite più di proposito che per il formato.

Recitazione

La performance di Tang Jun Sang nel ruolo di Han Geu Roo non è forse all’altezza di Oh Jung Se in Psycho But It’s Okay, recentemente vincitore del premio miglior attore di supporto ai Baeksang Arts Awards 2021, ma per essere alle prime armi il ragazzo si è fatto notare in un ruolo non facile da interpretare. Sono curiosa di vederlo nelle vesti di un teenager nell’imminente Racket Boys di SBS.


Lee Je Hoon favoloso in veste di cattivo ragazzo dal cuore tenero, recentemente lo potete ammirare come spietato giustiziere in Taxi Driver attualmente in onda su SBS, anche se il suo ruolo migliore per me rimane l’inarrivabile Signal. Spicca decisamente di più rispetto al suo ruolo nel recente Navillera la recitazione di Hong Seung Hee, infine Ji Jin Hee riesce a catturare anche come semplice comparsa nel ruolo del padre del protagonista.

La sceneggiatura è poi arricchita dalla recitazione impeccabile delle tante comparse del settore Hallyu.

Produzione

Move to Heaven è visivamente stupendo grazie al perfetto lavoro tecnico messo in campo dal regista e il suo staff (scenografia, riprese, editing). La colonna sonora principale spicca per il suo stile anni ‘80 che quasi ricorda un po’ il film I Goonies, o forse la serie Stranger Things. Ottimi anche i brani classici ascoltati dal protagonista con le sue cuffie bianche che abbiano imparato a conoscere già dai primi scatti dal set.

Ricapitolando

Move to Heaven è uno spaccato di vita ben realizzato e recitato. Attraverso l’emozionante storia di una famiglia, inizialmente spezzata e poi ritrovata, la serie porta un po’ di luce su temi di attualità che tendiamo a ignorare se non ci colpiscono direttamente. L’eccellente comparto tecnico chiude il pacchetto rendendola nel complesso una produzione di alta qualità. Voto 9.5/10

Consigliato a tutti gli amanti del genere slice of life, e a tutti quelli che amano scoprire nuove produzioni originali su Netflix!

Laura

Da sempre appassionata di film e serie tv, nel 2012 viene casualmente catapultata nel mondo dei drama, meglio conosciuto come dramaland, qui il suo nuovo interesse cresce a dismisura portandola nel 2019 a fondare dailykdrama, per scrivere della sua passione e condividerla con il pubblico italiano.

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