My Roommate is a Gumiho | Recensione

Creature mistiche, personaggi leggendari; gli amanti dei fantasy lo sanno, ogni cultura ha i propri esseri magici. In Italia il bestiario annovera esseri come Krampus o la Sibilla. Noi amanti dei k-drama abbiamo imparato a conoscere anche la mitologia coreana, visto che i drama fantasy spesso e volentieri vedono come protagonisti queste creature mistiche. 

Negli ultimi anni è tornato alla carica un personaggio che molti di voi conosceranno, ovvero il Gumiho (per i comuni mortali, la volpe a 9 code, tipo quella del manga/anime Naruto), figura dall’animo animalesco ma dalle sembianze umane, molto seducente, che ammalia i poveri malcapitati per, nelle leggende, mangiare il loro fegato. 

Oggi quindi parliamo di My Roomate is a Gumiho, tratto dall’omonimo webcomic e adattato dagli sceneggiatori Baek Sun Woo e Choi Bo Rim. Il drama ruota attorno a Shin Woo Yeo (Jang Ki Yong), un’antica volpe a nove code che desidera diventare umano. Woo Yeo deve trasformare la sua ‘pietra di volpe’ (una pietra magica che si nutre di energia che dimora nel corpo del Gumiho) da rossa a blu prima di raggiungere il suo 999esimo anno, altrimenti non sarà mai in grado di diventare mortale. L’incontro con la giovane e grintosa studentessa universitaria Lee Dam (Lee Hyeri) sarà fatale, visto che lei, involontariamente, si ritroverà a ingoiare la fatidica perla. Come fare per tirarla fuori?

Faccio una premessa, questo non è un drama perfetto, anzi è tutt’altro che perfetto. Se vi aspettate una trama coerente, dei personaggi caratterizzati alla perfezione e pathos recitativo smettete di leggere questa recensione e non guardate il drama. Con questo non voglio dire che questo show sia pessimo, solo che va preso con leggerezza e senza aspettative. Le sue caratteristiche sono la magia e la comicità spinta.

I PERSONAGGI

Il Gumiho si chiama Shin Woo Yeo, interpretato da Jang Ki Yong, il personaggio nel primo episodio ci viene presentato con un escamotage che personalmente amo, ovvero una rapida visione dei suoi 999 anni di vita, passando per le diverse epoche storiche vissute per arrivare ai giorni nostri. La nostra volpe ha passato tutti questi anni a sedurre donne per poi rubarne l’energia vitale per cercare di diventare un uomo, ma nonostante tutti i suoi sforzi rimane una bestia.

A dirla tutta lui è davvero una strana creatura: mantiene i suoi istinti ‘volpeschi’ assieme ad un animo da vecchio nonno, vista l’età. Diciamolo, nelle prime puntate l’interpretazione di Jang Ki Yong è stata decisamente scialba, ma credo che il personaggio fosse stato proprio concepito con questa caratteristica inerzia. In realtà dopo qualche puntata la volpe si inizia ad animare per diventare più sagace e misteriosa. In Woo Yeo troviamo il conflitto tra la bestia e l’uomo, tema che ho trovato potenzialmente molto interessante, ma che viene affrontato con superficialità. 

È la protagonista femminile il vero fulcro del drama, Lee Dam, interpretata da Lee Hyeri (finalmente torna a recitare come protagonista dopo Reply 1988). Lee Dam è una ragazza cinica, “con i piedi per terra”, diversa (ma non troppo) dalle donne che siamo abituati a vedere nei K-drama. 

Questa studentessa, dopo aver ingoiato la famosa perla di volpe si troverà a dover rispettare delle regole per evitare di star male, tra cui non mangiare pollo e bere alcool (cosa che la metterà seriamente in difficoltà). L’espressività dell’attrice è caricata al massimo: facce spassosissime, commenti spudoratamente onesti e tantissima fame sono gli elementi che la caratterizzano.  

Lee Dam è una donna diretta, e mi è piaciuto come all’inizio della serie ai commenti sessisti che le vengono rivolti lei risponda con aria di sfida di essere una donna, “non un oggetto”, portando sullo schermo un tema molto sentito, come il tabù della misoginia. Oltre a questo, gli sceneggiatori hanno anche ben sfruttato la relazione con i suoi due migliori amici; Choi Soo Kyung (Park Kyung Hye) e Do Jae Jin (Kim Do Wan), la loro interazione è sempre positiva e nella maggior parte dei casi permette lo sviluppo degli eventi. 

Tuttavia, per essere brutalmente onesti, anche il personaggio di Lee Dam risulta non completamente caratterizzato. Il problema più grande che ho percepito è stato il passaggio brusco dalle scene “comiche” alle “serie”, rendendo questo personaggio talvolta difficile da digerire. La relazione tra i protagonisti è piacevole da guardare, ma, anche lì, è forzata, soprattutto all’inizio, probabilmente, sarebbe stato meglio conoscere i personaggi, farli conoscere come individui e poi mandare avanti la relazione, cosa che in realtà accade più tardi, a giochi fatti. Quello che ho apprezzato è che la volpe non viene presentata come insensibile o incalzante con Lee Dam, anzi, rimane abbastanza rispettosa nei confronti della nostra protagonista.

Il personaggio femminile Yang Hye Sun (Kang Ha Na), ex Gumiho, ora umana, è stata una sorpresa. All’inizio ho temuto che Hye Sun sarebbe stata la terza incomodo tra la coppia principale, per fortuna così non è stato. Il suo istinto da ex volpe si fa sentire, e questa donna dall’animo frivolo e dalla forte personalità, aiuterà il protagonista nel suo percorso verso l’umanità, tramite una sana amicizia. Questo personaggio viene abbinato al goffo Do Jae Jin (Kim Do Wan) miglior amico di Lee Dam, ragazzo dal cuore d’oro ma decisamente pasticcione.

Bae In Hyun interpreta il Second Lead Gye Sun Woo, ragazzo di buona famiglia, bello ricco e irraggiungibile, verrà coinvolto dalla nostra peculiare protagonista, per dare il via al solito triangolo amoroso. Purtroppo questo personaggio, che in realtà aveva un grandissimo potenziale, è stato sfruttato malissimo dalla serie: privo di crescita, dall’arco narrativo tronco è l’opportunità mancata del drama. 

LA PRODUZIONE

In assoluto la pecca più grande del drama è stata la sceneggiatura. Purtroppo le basi del mondo magico vengono lasciate sospese nel vuoto e ci vuole tanta, tantissima sospensione dell’incredulità per andare avanti. Accadono eventi magici, cose che dovrebbero sorprendere gli umani, e… niente, assolutamente nessuna domanda. I personaggi accettano tutto senza fiatare. Altra nota di demerito è il finale, a mio parere un po’ troppo frettoloso e semplicistico, viste le premesse iniziali. Le OST non sono particolarmente degne di nota, le canzoni sono abbastanza simili tra loro e non rimangono impresse. 

Nel giudizio finale del drama, dopo che ho messo le mani avanti e vi ho elencato pregi e difetti (soprattutto i difetti), vi dico che, nonostante delle grosse pecchi, la visione è scorrevole, piacevole, la recitazione è buona, ottima l’interazione tra tutti i personaggi, la trama è tutto sommato carina: insomma è un drama che va visto a cuor leggero, senza farsi troppe domande. Se ci si approccia alla visione senza aspettative, solo per alleggerire il cervello vi assicuro che vi conquisterà. Se cercate invece qualcosa di solido, inattaccabile, coerente: girate alla larga. Il mio voto finale è 7.5/10

Al prossimo drama. Mariapia

Curiosità: Come dicevo negli ultimi anni nei drama troviamo spesso il personaggio del Gumiho. A tal proposito vi consiglio il drama ‘Tale of Gumiho’, andato in onda a fine 2020.

Mariapia

Ciao, sono Mariapia, classe ’92, da sempre appassionata di cultura orientale e inizialmente patita di anime e manga (maledetta MTV), dal 2018 sono precipitata nel vortice dei drama, sai, quando parte il colpo di fulmine non ci si può fare nulla. Genere preferito: fantasy e storici, ma sono anche un’inguaribile romantica.

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