River Where the Moon Rises | Recensione

Spesso l’ispirazione per i drama storici arriva da racconti tradizionali legati al folclore nazionale. È questo il caso di River where the moon rises, kdrama composto da 20 puntate di circa un’ora, reperibile su Viki. La storia risale al periodo dei tre regni, ed è tratta dal romanzo “La principessa Pyeon Gang”. I protagonisti sono per l’appunto, Pyeon Gang, nata principessa ma cresciuta come guerriera (o meglio, assassina) e di On Dal, ragazzo bonaccione, cresciuto nei boschi cacciando selvaggina e abituato a una vita semplice, che non necessita di saper usare la spada.

Questa produzione è stata completamente investita e complicata dallo scandalo che ha coinvolto Ji Soo, inizialmente protagonista, accusato di essere stato responsabile di atti di bullismo in adolescenza. Dopo l’accusa c’è stato quindi un cambio di protagonista in corso d’opera, per cui il personaggio di On Dal è stato successivamente impersonato da Na Jong Chan, conosciuto meglio come Na In Woo, che personalmente avevo già apprezzato nel drama storico Mr. Queen.  Per cui, nella versione che troviamo su Viki attualmente, le prime sei puntate hanno come protagonista maschile Ji Soo, e le successive 14 Na Jong Chan. È previsto che i sei episodi iniziali saranno sostituiti, così che tutto il drama abbia un unico first lead, ma non è ancora noto quando questo avverrà. 

Bene, ora che vi ho spiegato tutti i motivi per cui un drama potenzialmente ottimo poteva diventare una ‘ciofeca’, vi racconterò perché, secondo me, vale comunque la pena dargli una chance. 

Partiamo con l’ambientazione storica, che si pone nel momento dell’unificazione dei tre regni di Corea, per cui potete immaginare quanti intrighi di corte, segreti, e personaggi spia ci siano. Tutti vogliono fregare tutti: il re vuole fregare il ministro, che vuole fregare il generale, che segue i consigli del padre ammanicato con persone di un’altra fazione, che al mercato mio padre comprò. Il momento storico quindi si presta perfettamente alla creazione di una trama quanto mai densa, ricca, avvincente e mai stagnante. 

Poi ci sono i personaggi. Pyeon Gang è interpretata da Kim So Hyun, che, FINALMENTE, mi ha convinta (mi viene la nausea solo a pensare al suo personaggio in Love Alarm), interpretando in modo egregio questa principessa così ambiziosa e forte, che non guarda in faccia a nessuno se c’è di mezzo il suo popolo o i suoi cari. Bella, fiera, forte, si prende carico di un passato difficile, e guarda al futuro con ambizione; ho trovato il suo personaggio davvero Girl Powering e avrei tanto voluto indossare i suoi vestiti di corte (che sete e che sberluccichi!). 

Poi c’è On Dal, il protagonista maschile, che all’inizio è On Dal l’idiota, quello della leggenda, talmente tanto allocco e ciecamente innamorato che fa venire l’orticaria (e lei è un po’ troppo “ehi io sono troppo più figa di te”), quindi per le prime puntate ho fatto un po’ fatica a empatizzare con lui. Poi, dopo il cambio di protagonista, il personaggio acquisisce valore, intraprendendo un percorso di formazione per passare da: On Dal lo stupido, il selvaggio, al generale di corte, grazie agli insegnamenti dalla principessa. Non c’è niente da dire, per quanto l’interpretazione di Ji Soo non sia da buttare, Na Jong Chan mi ha convinta molto di più, negli storici per me lui è una spanna sopra.

E con lui ritroviamo Go Geon, addestratore di combattimento di corte, interpretato da Lee Ji Hoon, (la coppia maschile era già presente anche in Mr. Queen, e il mio cuore ha palpitato) anche lui innamorato della principessa, ma, suo malgrado figlio di un pezzo di… passiamo oltre. Il suo personaggio è consumato dall’amore per due donne, la fedeltà al padre e la lealtà nei confronti del popolo; un minuto dopo lo ami, il secondo dopo lo odi, quello dopo ancora lo comprendi e provi pena per lui, davvero struggente. 

Poi abbiamo la bellissima Hae Mo Yong, speziale/medico invischiata fino al collo nei complotti reali, anche lei personaggio lacerato da una guerra fredda tra i regni. Non troviamo mai un vero elemento magico, ma solo del misticismo; molto affascinante secondo me è stato conoscere la figura della speziale di corte o farsi trascinare da queste atmosfere fumose e inebrianti.

Le figure femminili di questo drama sono stupende e, alla fine, governano il destino ad ampio raggio: dalle loro scelte dipendono i twist di trama più importanti. Menzione d’onore, il cameo MAGISTRALE di Kang Ha Neul, che ha interpretato il padre di On Dal, ogni volta che spunta fuori vi consiglio di preparare vagonate di fazzoletti per tamponare le lacrime, che scenderanno di SICURO.

Ancora, c’è l’evoluzione della storia, per cui ogni puntata ti porta a un punto differente rispetto a dove si è partiti. Tutti i personaggi evolvono insieme alla trama e crescono, acquisendo un bagaglio di lezioni che giustificheranno le loro scelte. Si gioisce con loro, si soffre con loro, e questo vuol dire che il lavoro di caratterizzazione è riuscito alla perfezione. Vedremo soprattutto nelle ultime puntate come On Dal sia tormentato, e questo tormento mi ha molto coinvolta. 

Devo dire che per me questo drama poteva essere un ‘Dramone’, ma ci sono stati dei grossi nei, legati soprattutto ai problemi di produzione precedentemente citati. Il cambio di protagonista si sente e si vede, soprattutto nella puntata sette che sembra un collage di pezzi in cui si vedono scene tagliate, a volte anche grossolanamente con, per esempio la schiena di un attore e il profilo dell’altro. 

Non vi aspettate del sollievo comico perché non c’è, e forse ce ne sarebbe stato bisogno, almeno un minimo, visto che gli episodi hanno quasi sempre questo tono austero, che alla lunga rischia di diventare un po’ pesante. Ma ci si ritrova a sorridere per la tenerezza delle scene romantiche, e soprattutto nella scoperta dell’amore tra i due protagonisti. Come già detto, gli episodi sono densi di eventi, per cui, secondo me, è difficile fare di questo drama una binge; quindi attenzione, dosate la visione perché potreste fare indigestione. 

Da brave dramiste ormai abbiamo imparato la sacrosanta legge dei korean drama: MAI fare affidamento sul finale, visto che in Corea evidentemente hanno un concetto tutto loro di finale. Il finale di River Moon, sebbene a tratti infame, si è fortunatamente premurato di fornire un contentino alle romantiche, e io ME LO SONO PRESO CON PIACERE QUESTO CONTENTINO! 

OST belle, molto adatte all’atmosfera, peccato che su Spotify non ci siano. Fa piangere? Sì, da metà in poi spesso e bene.

In conclusione a me è piaciuto molto nonostante tutto il casino che lo ha coinvolto e vi consiglio di guardarlo, magari quando caricheranno le puntate rifatte con il nuovo protagonista. Credo sia anche un ottimo drama per chi è interessato alla storia coreana e al folclore. Voto 8,5/10, perché mi sono scordata le prime puntate.

Nota storica: la leggenda di On Dal è molto famosa, e il suo personaggio, da bonaccione a combattente, che ci insegna che ogni uomo, può diventare qualcuno, lo possiamo trovare anche in altri drama. Personalmente tra questi vi consiglio quello che è stato il mio primo drama, ovvero “My Only Love Song” del 2017 e visibile su Netflix; decisamente più demenziale, ma divertentissimo. 

Al prossimo Drama. Mariapia. 

Mariapia

Ciao, sono Mariapia, classe ’92, da sempre appassionata di cultura orientale e inizialmente patita di anime e manga (maledetta MTV), dal 2018 sono precipitata nel vortice dei drama, sai, quando parte il colpo di fulmine non ci si può fare nulla. Genere preferito: fantasy e storici, ma sono anche un’inguaribile romantica.

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