Sisyphus The Myth | Recensione

Sisyphus The Myth, il cui titolo fa riferimento alla leggenda greca di SISIFO, è il drama coreano che la rete JTBC ha scelto di trasmettere per celebrare il suo decimo anniversario, così come tvN aveva tramesso Dear My Friend nel 2016, si tratta infatti di una tipica usanza del palinsesto coreano. Per festeggiare JTBC ha scelto un tripudio di generi: fantascienza, action, mistero, drammatico e romantico, recitato dalla chiacchierata reunion Cho Seung Woo e Park Shin Hye, chiacchierata perché i due si erano incrociati sul set del film Love Phobia del 2006, quando Shin Hye era solo una bambina al suo primo ruolo di supporto mentre Seung Woo era già alle prese con ruoli da protagonisti. E sappiamo bene quanto il fandom ami bisticciare sulla differenza di età! 😉

Dato che il drama è diventato disponibile anche su Netflix Italia a partire dal 15 aprile, ho incominciato a visionarlo e vengo subito colpita dall’opening (di solito poco curata), una copertina che anticipa i colori e le ambientazioni in cui ci muoveremo per le 16 puntate, creata con un ottimo montaggio e sonoro, già questo preludio mi ha soddisfatto.

In questa avventura saremo catapultati nella vita di un depresso e apatico nerd di nome Han Tae Sul, interpretato da Cho Seung Woo (straordinario in Stranger). All’apparenza con una bella vita: è ricco e famoso, quasi un eroe in Corea, co-CEO della Quantum e Time, una società nominata “il miracolo dell’industria ingegneristica”. La sua genialità ha fatto diventare questa azienda la prima in Corea nel campo delle tecnologie innovative. Poi invece vediamo che nonostante tutti i suoi successi è un uomo dipendente da farmaci, usati per sopravvivere al dolore per la morte dell’amatissimo fratello maggiore, nonché sociopatico e menefreghista!

La storia

Proprio alla vigilia della presentazione della sua ultima scoperta tecnologica verrà coinvolto con una ragazza che sostiene di aver viaggiato nel tempo per proteggerlo, spinta dal fatto che riuscire in questa missione potrà evitare un disastro nucleare che ridurrà la Corea in un cumulo di macerie e polvere. Questa donna così sicura e intraprendente, che si muove come un preparatissimo soldato, ha affrontato diverse difficoltà e un viaggio pericoloso con la sola speranza di cambiare il corso di questo prossimo futuro. Il suo nome è Kang Seo Hae, interpretata da Park Shin Hye (conosciuta in Heirs e seguitissima in molte produzioni, tante delle quali su Netflix). 

All’inizio Han Tae Sul sarà alquanto disorientato da questa presenza, dalle sue informazioni e da tutti gli sfortunati eventi a suo discapito. Forte della consapevolezza nella sua scienza e, scoperti nuovi fatti legati alla morte del fratello, si convincerà a intraprendere con la navigatrice temporale  l’operazione di salvataggio dell’intera società coreana per cercare di cambiare a tutti questo infausto destino.

Insieme scopriranno che non vi è solo un importante ostacolo da superare, quello del tempo; ma diversi nemici: gli agenti del dipartimento per il controllo dell’immigrazione, che danno la caccia alla donna perché considerata una ‘clandestina’; coloro che avidi di potere vogliono impadronirsi della sua tecnologia, per ricavarne ricchezza e supremazia,  e non di meno, un villain estremamente astuto e potente; per non parlare delle proprie personali convinzioni, unici punti fermi delle loro vite che con il passare dei vari ‘guai’ saranno sgretolate a uno a uno.

Ma il dilemma più difficile che dovranno risolvere sarà scoprire se basta veramente solo il voler cambiare le cose, combattere e crederci, per riuscire a modificare il destino.

Recitazione e personaggi

La performance recitativa di  Park Shin Hye ha sofferto molto per colpa del continuo cambio di versione che aveva il personaggio: super guerriera temprata da anni di sopravvivenza post apocalittica, per poi diventare una povera damigella da salvare e ritornare, anche nella stessa scena, a guardia del corpo dello sprovveduto intelligentone. Calandosi a turno nell’adulta mai cresciuta, segnata da un’infanzia fatta di stenti e afflitta dai ricordi di quel terribile giorno in cui il suo tempo cambiò, a donna matura, concreta e risolutiva. Sinceramente pur riconoscendo il suo duro lavoro, protagonista in molte scene elaborate, soprattutto quelle dei combattimenti; e stimando il fatto che solo grazie alla sua maturità artistica sono riusciti a salvare alcune sequenze impasticciate, in generale però non è riuscita a coinvolgermi.  Alla fine ho trovato Seo Hae più un soggetto di sostegno che di sostanza nella storia.

L’ingegnere Han ha, invece, un’evoluzione più lineare e coerente con la storia. Parte da un punto dove la sua vita senza scopo, piena di rimorsi e comunque segnata da un passato infelice che lo ha traumatizzato, ha una svolta inaspettata. Ne prende coscienza e reagendo trova ogni volta un briciolo di coraggio in più, trasformandosi in un uomo grintoso e pieno d’iniziativa. Sarà come risvegliato da un letargo. Anche per questo lo vedremo gioire felice, in alcuni momenti preziosi, anche con battute maliziose e spavalde. Quindi concedetemi di usare una famosa citazione pubblicitaria, vedere Seung Woo sorridere dopo due stagioni di Stranger non ha prezzo. L’ho trovato convincente, ideale in questa parte, fisicamente normale, non eccezionalmente bello, ma con la sua ottima presenza e quel pizzico di carisma ha postato sullo schermo un personaggio che accresce la sua empatia con  il pubblico, la sua versatilità frutto di una lunga carriera è anche la chiave di questo successo.

L’amore

Fra i due come da clichè nascerà una storia, anche se a pensarci bene il loro coinvolgimento ha un senso. Nelle difficoltà impareranno a conoscersi, si innamoreranno inizialmente forse più delle reciproche debolezze per poi in seguito apprezzare i loro punti di forza. C’è un ottimo grado di sintonia fra Seung Woo e Shin Hye. La loro chimica è palese, ma non aspettatevi focose scintille. Mi ha fatto tanta tenerezza questa storia d’amore perché si inserisce come un piccolo gioiello fra i vari intrighi e la confusione temporale. La componente romance io l’ho vista anche nelle piccole storie che vengono raccontate nel drama, cioè vi sono varie forme di amore, l’ho trovato nel forte legame fraterno, nell’indissolubile  sentimento fra genitori e figli. L’amore qui è un continuo protagonista, una chiave importante che apre le porte della paura e delle debolezze.

Produzione

Un ottimo lavoro è stato realizzato con il casting: tanti bravi attori che bene hanno saputo fare con i loro soggetti, capirete che con questi avvenimenti legati allo spaziotempo ogni singolo personaggio ha davvero il suo perché, intrecciato alla trama e al suo svolgimento, quindi come satelliti che girano intorno ai protagonisti, sono riusciti a creare un meraviglioso universo. Una particolare menzione va al cattivo di turno che ho adorato, l’attore lo ha caratterizzato così bene che nulla poteva distrarti dalla sua lucida follia!

Mentre percorriamo le vicissitudini emotive, il drama affianca momenti di azione, combattimenti a corpo a corpo ad alto tasso adrenalinico, sparatorie eseguite come una battaglia stellare e fughe rocambolesche che nulla hanno da invidiare rispetto a grandi produzioni cinematografiche. Si evince bene che hanno dato fondo a un ottimo budget. C’è da dire però che nell’insieme abbiamo un’altalena di effetti visivi non usati in maniera egregia che portano a delle sviste in CGI, acronimo inglese di ‘immagini generati al computer’, tanto da farti aggrottare la fronte per poi invece riuscire a meravigliarti in alcuni momenti, tipo durante una sequenza dove si vede l’arrivo di una tempesta di sabbia.

La regia affidata a Jin Hyeok (City Hunter e Legend of the blue sea) ha fatto un lavoro abbastanza articolato per cercare di portare questa intricata trama lungo le 16 e passa ore di cui è composto il drama. L’intento era di creare un prodotto che non annoiasse dando spazio e approfondimento alle tematiche, una sorta di equilibrio fra il carattere dominante fantascientifico e il vissuto delle persone, quindi ha proposto un filo narrativo che viaggia in parallelo con flashback e fast forward, disseminati nelle tre linee temporali, passato, presente e futuro. Però invece di aiutare lo spettatore, questo cambio, non sempre seguito da didascalie esplicative, demoralizza la visione. Infatti, ho notato, che in questi momenti di down che il regista ci fa rinsavire incastrando in maniera curata le scene concitate di azione, come quella di un inseguimento con l’auto fra stradine e vicoletti. Anche se aiutato da una produzione meritevole; da una fotografia sensibile, straordinarie le viste panoramiche; sostenuto con una scenografia che ha interni e ambienti curatissimi, non si salva dal generare disordine e vuoti a cui poi resta a noi darne libera interpretazione.

Certo comunque non è stato aiutato dagli sceneggiatori, nella vita una coppia di coniugi, che con la loro stesura hanno reso la trasposizione impegnativa. Apprezzando come hanno ritratto ognuno dei soggetti resi a loro modo eroi e uomini imperfetti, spaziando e approfondendo temi come la vendetta, il rimorso, la redenzione e i legami affettivi; e di concetto aver dato vita a un viaggio incalzante e spasmodico come una corsa sulle giostre, man mano che si procede, l’alto tasso di aspettative viene un po’ deluso perché ci si scontra con momenti in cui vi è una tale mancanza di logica che rasenta il ridicolo, nonostante comprenda che lo spirito fantascientifico può prendersi delle licenze credo siano stati un po’ superficiali. Lo stesso vale per la gestione del corridoio temporale, allungandosi con la storia non riescono a uscire dal loop anacronistico con annessi paradossi e, senza intervenire con una ben che minima spiegazione, hanno lasciato lì dei buchi rendendo la trama sterile da questo punto di vista.

Forse è proprio questo quello che succede quando interveniamo dove non dovremmo: il caos.

L’original soundtrack è composta da brani con una musicalità calda e profonda, al top c’è “Stay (tempus)” di Gsoul, e con un ventaglio di theme song da pelle d’oca, grazie alle quali assaporeremo ogni scena con gusto.

Liberandosi dalle catene della rigorosa logica, anche perché vi è un assetto fantastico nella storia, si può godere della corsa che ci offrono i nostri due protagonisti. E’ quello che consiglio per apprezzare questo drama perché vale la pena viaggiare e farsi trascinare in questi mondi che siano reali o intrinsechi in ognuno di noi. L’attenzione continua e i momenti profondi d’introspezione personale dove tutti a modo loro riescono a trovare il ‘portale’ giusto per la propria esistenza; gli exploit della trama disseminati come mine in un campo e le dinamiche scene elettrizzanti sono le ragioni che mi hanno convinto di più e che mi hanno fatto davvero piacere questo viaggio. Finale tanto sbalorditivo quanto, possibilmente, scioccante. Voto 8

Curiosità

Le riprese hanno avuto non pochi problemi, incominciate a maggio del 2020 senza Seung  Woo perché era impegnato con un altro lavoro, interrotte per l’emergenza pandemica a novembre, hanno visto la conclusione solo a dicembre.

Le abilità stile MacGyver, famoso telefilm anni ’80-’90, del protagonista e gli effetti speciali del drama sono stati un po’ derisi dal fandom generando la solita fiera di meme! Tra i più belli una locandina con la foto del protagonista Han Tae Sul, soprannominato Mac Tae Sul. Tante risate sono anche nate dalla scena action di jump line tra edifici, la scena presentava un colorito verdognolo dato dal tipico sfondo verde usato per creare gli effetti speciali. A tal proposito è stato molto più bello e divertente il dietro le quinte di tale scena!

Esse

Coniugare il mio amore per la cinefilia con la passione per la cultura asiatica mi ha aperto un portone sul mondo dei kdrama & Co. Ora la mia insonnia è diventata un super potere che posso usare per soddisfare la mia curiosità verso queste nuove tipologie di serie. Ogni drama a modo suo mi ha regalato delle emozioni, auguro a me stessa di mantenere sempre questo interesse per poterli guardare tutti.

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