The King Eternal Monarch | Recensione

Note: Altrove potreste aver visto il cognome Yi dei personaggi scritto come Lee, sono semplicemente le due versioni di romanizzazione per la sillaba coreana 이 nei cognomi. In teoria Yi veniva usato in passato, mentre Lee è la versione più moderna.


“The King Eternal Monarch” è un drama fantasy-romance prodotto da un ramo del colosso Studio Dragon e trasmesso da SBS e Netflix a partire da aprile 2020, per poi giungere in Italia il 18 giugno dopo la conclusione della serie in madre patria. La prima puntata si è aperta con il 10.1% di ascolti per poi registrare l’8,1% nel finale di stagione, con una media del 7,7% sulle totale delle puntate. Come accennato nel nostro articolo di presentazione, si tratta di un titolo che gridava al “capolavoro” ancor prima di essere andato in onda, complice il ritorno di Lee Min Ho sul piccolo schermo dopo la lunga leva militare, ma anche grazie all’accoppiata cast-sceneggiatrice unita al genere fantasy-romance.

Tra l’hype generato dal fandom attorno a questa serie mi dichiaro colpevole anche io, amante del romance e da sempre fan di Lee Min Ho, mi sono lasciata trascinare in urla di gioia e tripudio all’annuncio del titolo. Ma sappiamo tutti cosa succede quando le alte aspettative vengono disattese, la caduta è tanto alta quanto l’hype generato. Mi duole veramente il cuore scrivere questa recensione, ma il titolo ha sofferto la stessa sorte di “Hotel Del Luna”, ove il potenziale della serie non è riuscito a sbocciare completamente. Nonostante fosse la serie più attesa del 2020, il titolo è stato criticato per la sceneggiatura, la regia e l’editing, e tra una controversia e l’altra la sua popolarità è risultata essere più bassa di quanto atteso in Sud Corea. E’ andata invece meglio all’estero, ove nonostante le lamentele di una parte di fandom, è riuscita a mantenere i primi posti nelle classifiche di Netflix. Vediamo dunque i pregi e i difetti di “The King: Eternal Monarch”, da qui in poi abbreviato in TKEM, serie che ha letteralmente spezzato il fandom internazionale a metà.

La serie è stata scritta da un’autrice di tutto rispetto, Kim Eun Sook, la quale ha voluto proporre con TKEM un fantasy sci-fi ambizioso che ci racconta di un’ipotetica realtà ove la storia della Sud Corea ha preso una linea temporale differente, generando due mondi paralleli. Abbiamo quindi due mondi ambientati in epoca contemporanea, ma opposti tra loro: la Repubblica di Corea così come la conosciamo e il Regno di Corea, ove vige ancora la dinastia reale. Ed è proprio da questo secondo ipotetico mondo che parte la nostra storia.

Nel 1994 il piccolo principe Yi Gon assiste all’omicidio del padre da parte dell’ambizioso zio Yi Rim, interpretato dal veterano Lee Jung Jin. Durante lo scontro Yi Gon viene salvato da un misterioso sconosciuto, mentre lo zio scappa con metà del trofeo a cui ambiva, un magico flauto che concede il potere di aprire un portale sull’altro mondo, l’altra metà del flauto rimane a Yi Gon. Passano gli anni e Yi Gon, interpretato da Lee Min Ho, è ormai adulto nonché a capo del suo regno, la vita di palazzo gli sta però stretta e nella sua mente non riesce a scordare la notte in cui ha quasi perso la vita. Durante una delle sue fughe da palazzo, incappa casualmente in due obelischi, che grazie al flauto che porta con sé, si aprono e gli permettono di arrivare nella Repubblica di Corea. Qui incontrerà la detective Jung Tae Eul, interpretata da Kim Go Eun, che si scopre essere legata in qualche modo allo sconosciuto che aveva salvato Yi Gon da piccolo. La detective diventa la sua nuova ossessione e nel giro di poche puntate i due si ritroveranno follemente innamorati e coinvolti in un complotto politico che si svolge a cavallo tra i due mondi. E qui mi fermo in quanto uno dei pregi di TKEM è proprio il mistero.

Queste sono le premesse di TKEM, due mondi paralleli che portano parte del cast a rappresentare un doppio ruolo, ognuno con la sua sotto-trama a cui si unisce la trama principale, un mix tra romance, complotto politico e mistero sci-fi. Come accennato l’idea messa in campo dall’autrice è ottima, ma trasformare l’idea in fatti è difficile, soprattutto quando la mole d’informazioni da proporre su schermo è sproporzionata rispetto alle 16 puntate proposte. Già dai primi episodi si evince come la moltitudine di personaggi secondari, con relative sotto-trame, non riesce a conciliarsi con la trama principale, rubandosi tempo prezioso a vicenda e lasciando lo spettatore confuso e poco coinvolto, in quanto non c’è il tempo materiale per far sviluppare le relazioni tra i personaggi e di conseguenza per lo spettatore risulta difficile credere, e soprattutto sentire, le emozioni proposte a schermo. Più la storia procede e più le cose si complicano in quanto entra in gioco anche la componente sci-fi legata al viaggio tra i mondi paralleli e per non farci mancare nulla, nel tempo.

La serie pecca dunque di “eccesso di idee”, se inizialmente la colpa di tanta confusione sembra ricadere tutta sull’autrice, più la trama procede e più ci si rende conto che la regia, unita al pessimo lavoro di editing, hanno contribuito molto a rovinare una trama già di per sé troppo ambiziosa. La trama è sviluppata in modo non-lineare, quasi ogni puntata inizia da un punto differente rispetto a dove si era interrotta la storia, e ci ritorna solamente dopo aver speso mezzo episodio ad introdurre nuove dinamiche. A questo si aggiungono i flashback e le scene in slow motion, due trucchetti sfruttati per sopperire a quanto sopra accennato, far percepire le emozioni nonostante la mancanza di scene che le giustificano. Seguire il corso della storia principale diventa dunque faticoso e la confusione dello spettatore viene ulteriormente alimentata da due mondi paralleli che sono pressoché uguali, è infatti difficile capire ove è ambientata la storia fino a che uno dei personaggi non viene chiamato per nome. Nel complesso il lavoro di editing e regia hanno dato il colpo di grazia ad una trama di per sé già complicata da sviluppare.

Questo mix di sceneggiatura e regia “pasticciata” flagella anche una delle componenti più attesa del titolo, il romance tra i due protagonisti. A causa del poco spazio a disposizione, l’amore sboccia in modo troppo repentino, riducendo di molto la chimica tra i due attori, in quanto la coppia risulta poco credibile. La serie si apre infatti con Yi Gon che è pressoché già innamorato di Tae Eul da anni avendo passato parte della sua vita a fantasticare su di lei. Quando finalmente la incontra, passerà 4 puntate a convincerla di provenire da un mondo parallelo, ma essendo Tae Eul una detective con le palle quadrate, non si fa convincere facilmente e lo prende per pazzo. La forte caratterizzazione di Tae Eul decade completamente nel momento in cui viene portata da Yi Gon nel suo mondo, ove i due si baciano e improvvisamente la detective si ritrova pazzamente innamorata di lui, e si trasforma in una ragazza debole che piange sempre e passa buona parte del tempo a struggersi per il suo amato quando non è insieme a lei. Una volta che la coppia è formata, non c’è il tempo di farla vedere, e dunque il romance viene inserito a forza tra le mille vicissitudini della trama, utilizzando i trucchetti sopra riportati.

A buttare benzina sul fuoco arrivano poi le lamentele del pubblico unite alle controversie. Tra edifici troppo simili all’architettura dei templi giapponesi e navi giapponesi troppo simili al design della marina coreana, la produzione di TKEM si è dovuta scusare parecchio per poi ricevere anche un avviso dalla commissione coreana per alcune battute del copione che sollevavano questioni sull’uguaglianza di genere. All’indignazione del pubblico si aggiungono poi le forti lamentele per il massiccio inserimento di product placement, la pubblicità è talmente invasiva che spesso distrae dalla storia, oltre ad essere palesemente fastidiosa. A noi occidentali può forse far sorridere, dato che molti di questi prodotti da noi non esistono, ma provate ad immaginarvi di essere il destinatario di tale pubblicità. Vi state guardando tranquilli la vostra serie tv italiana e ogni momento vedete i personaggi che pubblicizzano un cellulare, piuttosto che una maschera per il visto ecc… Decisamente poco simpatico.

A salvare quel poco che si può salvare di questo titolo troviamo gli attori con la loro eccellente performance, le scene d’azione che infondono ritmo alla storia, la cinematografia con le sue panoramiche favolose, i costumi dall’elegante design (tranne l’orrenda parrucca di Luna), e infine il mistero legato alla componente sci-fi, che porta lo spettatore a sviluppare svariate teorie nonostante la generale sensazione di confusione trasmessa dalla serie. Come sopra accennato, quasi ogni membro del cast ha un doppio ruolo da gestire, i personaggi sono veramente tanti e se alcuni di loro risultano essere dei ruba-tempo-a-schermo, altri sono invece importanti tasselli del puzzle. Tra tutto il cast spiccano però le interpretazioni di Woo Do Hwan, Kim Go Eun, Lee Min Ho e Lee Jung Jin.

L’attore Woo Do Hwan è colui che ha vinto su tutti, favoloso nel doppio ruolo Jo Young / Jo Eun Sub, nel Regno di Corea è la perfetta guardia del corpo del Re, professionale e freddo ci regalerà qualche divertente momento di bromance con Lee Min Ho. Nella Seoul che conosciamo è invece un tutto-fare goffo e maldestro. Questa sua doppia interpretazione regalerà momenti esilaranti, specie quando i due dovranno scambiarsi di mondo e si ritroveranno l’uno nei panni dell’altro, a rendere il tutto ancor più interessante ci pensa l’attrice Kim Yong Ji, nel suo doppio ruolo Myung Na Ri / Seung Ah, entrambe fonte di un pizzico di romance con i personaggi di Woo Do Hwan.

L’attrice Kim Go Eun è impegnata nel doppio ruolo Jung Tae Eul / Luna, se il ruolo della detective di Seoul non è pienamente riuscito, è invece molto interessante quello di Luna, una ragazza povera disposta a tutto pur di sopravvivere nel Regno di Corea. L’attrice ha fatto del suo meglio per rappresentare i due ruoli in modo diverso, ma nel complesso Luna risulta essere la versione più maleducata e fredda di Tae Eul quando è in chiave detective, mentre quando l’attrice rappresenta Tae Eul in chiave innamorata, e piange a rallentatore tra le braccia del suo amato, ricorda troppo il suo personaggio nel drama Goblin del 2016. A rendere il ruolo della detective più interessante ci pensa l’attore Kim Kyung Nam, nel ruolo di Gang Shin Jae, collega e amico d’infanzia di Tae Eul, molto belli i flashback legati all’adolescenza di questo personaggio, il quale si rivelerà essere più coinvolto di quello che sembra ai fini della trama.

Abbiamo infine il traditore Yi Rim, interpretato da Lee Jung Jin, e il protagonista della storia Yi Gon, interpretato da Lee Min Ho. L’attore Jung Jin ci regala una favolosa interpretazione come cattivo della storia, a dispetto di un ruolo che lascia a desiderare su molti fronti. Yi Rim è un uomo ambizioso che manca completamente di umanità, approdato nella Repubblica di Corea capisce subito il potenziale del flauto ed inizia a pianificare la sua vendetta, gli anni di vantaggio su Yi Gon dovrebbero portarlo ad essere sempre un passo avanti, eppure tutte le scelte fatte si trasformano, molto convenientemente, in scelte sbagliate e/o inutili, portando il personaggio a risultare più stupido che cattivo. Il personaggio di Lee Min Ho è invece l’opposto, estremamente intelligente e strategico, riuscirà a superare qualsiasi ostacolo, aiutato anche da errori di trama (blocco del tempo) che “magicamente” favoriscono solo lui e non Yi Rim. L’unica cosa che accomuna entrambi è la scia di sangue, nessuno dei due si fa infatti troppi problemi a ricorrere alla violenza, l’uno per ottenere ciò che vuole e l’altro per proteggere ciò che ama. Anche l’interpretazione di Lee Min Ho è egregia a dispetto di un ruolo scritto più per farci innamorare che per avere senso, l’attore riesce infatti a passare da forte e cruento ad innamorato e dolce nel giro di un attimo. La battaglia tra i due è uno dei punti salienti del drama, motivo per cui è stato fastidioso vedere il personaggio di Yi Rim scadere nella stupidità e finire spesso nel dimenticatoio ogni qual volta Yi Gon era occupato con sotto-trame futili e/o con il romance.

Il personaggio meno riuscito della storia è a mio avviso quello interpretato dall’attrice Jung Eun Chae, nel doppio ruolo Goo Seo Ryung / Goo Eun Ah, nel Regno di Corea è una parlamentare ambiziosa il cui scopo ultimo è quello di diventare la moglie di Yi Gon, destinata a perdere in questo triangolo d’amore deciderà d’intraprendere un’altra strada per ottenere potere, non aggiungendo però nulla di eclatante ai fini della trama. Mi spiace per l’attrice, ma il suo personaggio è esattamente uno di quelli che ha rubato prezioso tempo a video che poteva essere dedicato ad altro. Orribili e ridicole poi le sue scene ove è costretta a promuovere quel casco-beauty-robot.

Menzione speciale merita invece l’attrice veterana Kim Young Ok nel suo ruolo di capo corte che sa più di quanto vuole far credere, avendo cresciuto Yi Gon al pari di una nonna, viene naturale il richiamo alla memoria dell’accoppiata nonna-nipote già vista nel drama Boys Over Flowers del 2009. Infine non si può non citare il cavallo più bello di dramaland, Maximus!

In conclusione TKEM è una serie che sperava di sfruttare l’ottimo cast unito all’ambizioso copione dell’autrice di successo Kim Eun Sook, ma che è risultato invece essere un titolo inutilmente complicato che pecca su molti fronti. Il concept principale della sceneggiatura, già di per sé complesso, è stato fortemente penalizzato da un pessimo lavoro di regia&editing, dando allo spettatore una sensazione di confusione. A questo si aggiunge una scrittura che non rispecchia assolutamente le doti dell’autrice, una grande storia che ci viene raccontata a tratti per fare spazio a tante futilità, a cui si aggiungono personaggi poco caratterizzati e risoluzioni convenienti per nascondere i buchi di trama. Aggiungeteci dei pessimi effetti di computer grafica e una colonna sonora che manca d’impatto, ove spiccano solamente i brani “Gravity” e “Orbit”, ed è facile dedurre che nemmeno il cast stellare, unito alla cinematografia e costumi, possono tenere a galla una produzione che pecca nei due punti più importanti, trama e regia . Voto 5/10


Opinione personale: Avevo grandissime aspettative per questo titolo, non solo perché sono fan del cast, della scrittrice e del romance, ma anche perché amo il genere sci-fi, specie quello sulle teorie spazio-tempo. Per questo motivo la mia delusione è stata molto forte, anche perché ricade principalmente su due punti, che se rispettati avrebbero reso questo titolo un capolavoro.

Punto primo, la totale mancanza di rispetto verso le regole che solitamente governano il filone sci-fi sul viaggio spazio-tempo. L’autrice ha voluto inserire il genere sci-fi, ma a fronte dei tanti quesiti generati da questo genere, ha pigramente scelto di risolverla alla “Goblin”, giustificando il tutto con il potere dell’amore e il volere dell’entità divina ragazzo yo-yo / flauto. Questa scelta di comodo è poi amplificata nel finale, ove i due protagonisti utilizzano il viaggio tra mondi per darsi appuntamenti romantici, ovviamente dopo aver passato 16 puntate a cercare di chiudere il portale perché è pericoloso “giocare” con gli universi paralleli. A questo punto il mio intelletto, che si sente abbastanza insultato, si chiede: “qual’è il senso di proporre il genere sci-fi se poi non hai voglia di gestirlo e ripieghi nel fantasy?”

L’altro punto è il format scelto per narrare la storia, sin dai primi episodi è evidente che i 16 episodi proposti sono troppo pochi per poter far emergere tutto il potenziale di questo concept. A rimetterci sono gli attori, soprattutto Woo Do Hwan che meritava molto più spazio, e ovviamente la narrazione della storia, che risulta confusa e raccontata a tratti. Nulla è lasciato al caso, ma le spiegazioni arrivano nelle puntate successive dopo aver infilato tanti altri quesiti, per quanto uno sia attento, diventa molto facile perdere interesse e continuare a guardarlo solo per il romance e/o per il cast. Più puntate a disposizione avrebbero, a mio avviso, agevolato il comparto narrativo.

Se non si poteva ampliare il format, bastava un po’ di umiltà da parte di scrittrice e regista. Sul fronte sceneggiatura, togliere qualche personaggio in modo da sviluppare meglio la trama principale, prestando la dovuta attenzione al comparto sci-fi e alla storia d’amore. E sul fronte regia/editing scegliere di raccontare la trama in modo lineare dato che i concetti del mondo parallelo, unito al viaggio tempo, già offrono la loro buona dose d’intreccio. Il voler strafare ha rovinato una potenziale hit di dramaland, mi spiace per il cast, che ha fatto del suo meglio per regalarci emozioni anche quando il copione non reggeva, ma per me il titolo si è trasformato da possibile capolavoro a “fanservice”.

Laura

Classe 1985 e da sempre appassionata di film e serie tv, intorno al 2012 viene casualmente catapultata nel mondo dei drama, meglio conosciuto come dramaland, qui il suo nuovo interesse cresce a dismisura portandola nel 2019 a fondare dailykdrama, per scrivere della sua passione e condividerla con il pubblico italiano.