Vincenzo | Recensione

Il drama “Vincenzo” è una commedia action legale che ha intrattenuto gli spettatori con la sua grottesca rappresentazione del consigliare di mafia italiano Vincenzo Cassano tra febbraio e maggio di quest’anno sul canale tvN e su Netflix, la serie è in arrivo anche nel catalogo italiano il 9 maggio.

TRAMA Vincenzo Cassano (SONG JOONG KI) è un consigliere di mafia che dopo aver regolato qualche conto in sospeso a Roma decide di rientrare in Corea del Sud, la sua madre patria, dove spera di poter mettere le mani su dell’oro nascosto nella palazzina Geumga. Qui scopre che l’edificio è affittato da strambi negozianti che sono oltretutto in conflitto con il potente conglomerato Babel Group, che cerca in tutti i modi di appropriarsi dell’edificio per demolirlo. Mentre Vincenzo cerca di recuperare l’oro si ritroverà coinvolto, insieme all’avvocato Hong Cha Young (JEON YEO BIN), in una feroce lotta contro la Babel Group, capeggiata da Jang Han Seo (KWAK DONG YEON) e rappresentata dalla firma legale Woosang, in cui lavorano il CEO Han Seung Hyuk (JO HAN CHUL), il tirocinante Jang Jun Woo (OK TAEC YEON), e l’ex procuratrice Choi Myung Hee (KIM YEO JIN).

L’autore del drama, Park Jae Bum, è noto per realizzare copioni dalla commedia un po’ sopra le righe che danno ampio spazio al protagonista: un antieroe che deve fare giustizia all’interno di un contesto a lui familiare. I suoi copioni sono sempre interpretati da artisti di talento che riescono a trasmettere a schermo la peculiarità di questi personaggi. Si parte nel 2017 con Namgoong Min che da vita al manager finanziario dalla dubbia morale in “Chief Kim”, per poi creare nel 2019 il prete ex-militare Michael di “The Fiery Priest”, interpretato da un Kim Nam Gil che in abito cerimoniale ispira più peccato che purezza. Infine nel 2020 arriva il nostro consigliere di mafia Song Joong Ki, in arte Vincenzo Cassano.

Non è un segreto che la commedia è un genere che mi è un po’ ostico quando devia verso la “stupidità”, se in Chief Kim sono riuscita a malapena ad apprezzare l’idea di un falsario che diventa manager (voto 7.5), non sono sinceramente riuscita a capire un ex militare ora prete che gioca a fare il giustiziere in The Fiery Priest (droppato 3 volte lol). È con Vincenzo che questo autore, a mio avviso, riesce finalmente a creare la sinergia perfetta di generi che da vita alla sua peculiare idea di “commedia”. Ecco come Vincenzo ha annientato la mia mente estremamente logica e realistica facendomi innamorare di una commedia molto fiction e grossolana.

AMORE

IL BEL PAESE Come si evince dal nome il protagonista Vincenzo Cassano è cresciuto in Italia e come spesso avviene nelle produzioni televisive la rappresentazione che viene fatta del nostro paese è quanto di più grottesco e stereotipato possa esistere. Ci offendiamo? ASSOLUTAMENTE NO! Ci ammazziamo dal ridere? ASSOLUTAMENTE SI! Già solo sentire Song Joong Ki che dice “cazzo” vale tutte le 20 lunghissime puntate. Se poi ci mettiamo tutti gli elementi tipici che ci distinguono, come la fissa per i bei vestiti, per il cibo, il gesticolare, la mafia, e tanto altro, vi assicuro che diventa una roba meravigliosa!

INTRECCIO DI TRAME e CONTRASTO DI GENERI Alla trama action-legal principale che vede il team di Vincenzo in contrapposizione al team della Babel Group, si affiancano due sottotrame interessanti e che alimentano la varietà di generi. Da una parte la storia personale di Vincenzo e della sua mamma che l’aveva abbandonato da piccolo tocca il genere drammatico, dall’altra la caccia all’oro messa in campo da Vincenzo e successivamente da altri personaggi aumenta l’ilarità già estrema del titolo. Inoltre alcune scene sono molto brutali e la comicità raggiunge livelli noir. Contrasto non facile da realizzare, d’altronde non tutti sono Bong Joon Ho (autore e regista di Parasite). Tanto di capello quindi all’autore di Vincenzo che è riuscito a far funzionare questa difficile formula.

PERSONAGGI Nonostante la caratterizzazione dei personaggi sia imperfetta poiché a volte si adatta alle esigenze di trama, nel complesso l’inventiva dietro ai personaggi e la varietà di personalità schierata dall’autore è eccellente e fa dimenticare, quasi sempre, le piccole imperfezioni. Vincenzo Cassano il consigliere di mafia italiano dal grande ingegno, la sua spalla Hong Ji Hyo che gli tiene botta sia nei momenti comici che drammatici, il peculiare tirocinante Jang Jun Woo, l’ex procuratrice Choi Myung Hee che ha tenuto testa alla sua controparte maschile in fatto di comicità e cattiveria. Han Seo Jo e Han Seung Kyuk, rispettivamente CEO della Babel Group e della società legale Woosang, entrambi in bilico tra ambizione e paura quando il gioco si fa duro.

Ma non solo personaggi principali, tra il cast secondario gli inquilini della palazzina fanno morire dal ridere al pari dei minions di “Cattivissimo Me”, dal cuoco che pensa di saper cucinare italiano all’agente dei NIS sotto copertura, dai monaci buddisti alla coppia del wrestling. Dal team zombie, che probabilmente ha messo in campo scene molto più belle di tanti altri drama zombie che girano ultimamente, al team dell’agenzia di viaggio composto da ex delinquenti. E infine il piccione più famoso di sempre, INZAGHI. Molti di questi personaggi e relativi sketch comici saranno ricordati per anni in Dramaland!

RECITAZIONE Song Jong Ki avrà anche spaccato nel ruolo di Vincenzo, come si direbbe in inglese “he nailed the role”, ma Ok Taecyeon e Kwak Dong Yeon sono stati la vera sorpresa! Entrambi hanno dimostrato una versatilità che mai mi sarei aspettata da loro. Ottima la performance delle due attrici femminili, Jeon Yeo Bin e Kim Yeo Jin, e dell’attore Jo Han Chul, anche se bisogna ammettere che facendo da spalla a ruoli molto “invadenti” il trio non è riuscito a brillare completamente. Pecca che sembra non affliggere l’altro copione simile dell’autore, “The Fiery Priest”, ove ho sentito dire che la protagonista femminile brilla tanto quanto il male lead. Segnalo infine che tutto il resto del cast, comparse incluse, è stato in grado d’inserirsi perfettamente in quella che è l’atmosfera del drama. I piani geniali studiati da Vincenzo per lottare contro la Babel Group, e le rappresaglie della stessa società, non avrebbero sortito lo stesso effetto d’ilarità e drammaticità se il cast di supporto, che non condivide molto tempo sul set con il cast principale, non fosse entrato nel “clima” della produzione.

ACTION Inutile dire che senza l’azione, presente sin dai primi minuti del drama, la trama di Vincenzo sarebbe diventata una palla colossale estremamente lunga. Ho apprezzato molto che il protagonista, in qualità di consigliere di mafia, non si limita a fare l’avvocato ma è un vero e proprio “mafioso” addestrato a colpire duro. E non solo lui, molti personaggi si rivelano essere avvezzi al combattimento. Nel complesso le coreografie d’azione sortiscono l’effetto desiderato: esaltazione e divertimento.

Tra le tante comparse e sketch, la mia preferita

MUSICA E REGIA Impeccabile la regia sia nel raccontare la storia in modo lineare senza tirarci matti come sta avvedendo in altri drama, e soprattutto per le ottime riprese anche nelle scene più concitate. La colonna sonora è una cosa meravigliosa, composta da cinque brani e relativa versione strumentale, offre un misto di musica classica e canto in italiano che si abbina perfettamente alla commedia noir in salsa mafiosa messa in campo da Vincenzo. Il mio brano preferito è “Lacrimosa” in versione italiana.

FANDOM E MEME La comicità del titolo ha portato il fandom, e non solo, a generare esilaranti meme su scene, personaggi e altri piccoli elementi presenti nel drama, come i riferimenti ad alcuni film. Questo è uno degli aspetti più belli del visionare le serie in diretta. Piacere che la politica di Netflix sta purtroppo togliendo ai fan di alcuni paesi, Italia inclusa, afflitti dalla premiére ritardata. Un vero peccato, poiché la stessa Netflix spesso partecipa all’hype di massa, guardate che finezza di meme è questo poster dedicato al piccione Inzaghi.


ODIO

FORMAT Sebbene il drama ce l’ha messa tutta per mantenere l’atmosfera avvincente, il formato purtroppo gli ha remato contro. 20 puntate da 1 ora e 25 minuti l’una sono pur sempre quasi 30 ore di produzione. In più occasioni è stato possibile alzarsi per prendersi un caffè senza perdersi il filone principale della trama. La serie è dunque avvincente a tratti con alcune puntate imperdibili e altre “riempitive”.

PER IL BENE DELLA TRAMA Come accennato sopra, per esigenze di trama è capitato che determinati personaggi perdessero parte della propria caratterizzazione, se questa cosa è facilmente ignorabile per tanti personaggi, è più difficile quando succede al protagonista! Vincenzo, che per tutto il drama è stato dipinto come un genio sempre un passo avanti al nemico, si è infatti fatto cogliere di sorpresa per ben due volte ed entrambe le volte è finita in tragedia, confermando che il tutto è avvenuto per far sì che la trama si evolvesse al punto tale da scatenare la rappresaglia di Vincenzo stesso.

RICAPITOLANDO

Nel complesso Vincenzo è un drama che fa presa su ampio pubblico grazie alla sua combinazione di elementi che intrattiene lo spettatore tra momenti adrenalinici, esilaranti, e drammatici. La recitazione del cast, la peculiarità dei personaggi e la rappresentazione ironica del nostro paese fanno dimenticare le imperfezioni, che possono ridursi in problematiche che affliggono un po’ tutti i drama coreani: il perdersi lungo la strada a causa di un format errato rispetto alla storia raccontata. Il drama è imperfetto, a volte ripetitivo e forse un po’ strambo? Si. La formula funziona? Assolutamente si. Il titolo rientra tranquillamente tra quei drama in cui la logica può essere messa da parte in quanto è intrattenimento puro. Il mio voto finale è un 8.5

Curiosità: Anche “Vincenzo” è stato vittima di critica per l’inserimento di prodotti commerciali di origine cinese, tanto che la scena in cui Vincenzo mangia una versione cinese del bibimbap, tipico cibo coreano, è stata rimossa delle repliche e dalla versione “streaming” del drama. Ricordiamo che i rapporti tra Cina e Corea del Sud, già precari di suo, sono peggiorati quando la Cina ha affermato che alcuni prodotti tipici coreani sono in realtà di origine cinese.

Laura

Da sempre appassionata di film e serie tv, intorno al 2012 viene casualmente catapultata nel mondo dei drama, meglio conosciuto come dramaland, qui il suo nuovo interesse cresce a dismisura portandola nel 2019 a fondare dailykdrama, per scrivere della sua passione e condividerla con il pubblico italiano.

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